Droid è il nuovo iPhone killer?

10 11 2009

Droid

Droid, lo smartphone targato Verizon e dotato di Android, è diventato famoso grazie alla campagna pubblicitaria iDon’t. Nello spot venivano sottolineate tutte le mancanze di iPhone, ovviamente sopperite dal nuovo Droid. Lo scorso venerdì il nuovo smartphone è finalmente apparso nei negozi statunitensi.

Il telefono, prodotto in stretta collaborazione da Verizon, Motorola e Google, è dotato di una fotocamera a 5 Megapixel con flash, di una tastiera full QWERTY e di un potente navigatore GPS. Dal punto di vista dell’hardware, di conseguenza, il dispositivo ha tutte le carte in regola per divenire il nuovo iPhone Killer.

Joshua Topolsky di Engadget ha avuto la possibilità di provare Droid con due settimane d’anticipo rispetto alla sua entrata sul mercato. A detta del giornalista, pur avendo una dotazione hardware migliore, Droid non potrà diventare un iPhone killer. Il melafonino, infatti, non sarà il dispositivo migliore sul mercato, ma è di certo il più visibile e il più desiderato. Si tratta di due elementi chiave per il commercio, i quali riescono a mettere in secondo piano qualsiasi innovazioni tecnologica.

Non è detto, tuttavia, che le cose non cambino in futuro: man mano che Android prende piede sul mercato ci sono sempre più sviluppatori disposti a sviluppare applicazioni ad hoc. Vista la sua caratteristica di essere multipiattaforma, Android potrebbe raggiungere un bacino di utenze potenzialmente più alto di quello di iPhone. Non ci resta che attendere le evoluzioni del mercato.

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The Pirate Bay ospita il torrent di Nasty Old People

12 10 2009

I produttori di Nasty Old People, primo film svedese rilasciato con licenza Creative Commons, scelgono The Pirate Bay per favorire la diffusione gratuita della loro opera. Il p2p si conferma strumento indispensabile per la diffusione mondiale dell’arte e della cultura a costo quasi-zero.

L’interessantissimo Nasty Old People è ora più facilmente accessibile a tutti grazie a BitTorrent. Il torrent relativo è disponibile presso The Pirate Bay. Una volta scaricato il piccolo file, potrete condividere con tutto il mondo, in piena legalità, il film, utilizzando semplici programmi come per esempio μTorrent, detti “client BitTorrent”.

La licenza CC utilizzata (ne esistono diversi tipi) vi consente di copiare gratuitamente il film per distribuirlo, senza scopo di lucro, a chi preferite. Potrete anche utilizzare il film, purché citiate sempre l’autore originale, per vostre opere originali derivate, per remix e mashup.

Ancora una volta il mondo del p2p smentisce con i fatti le dichiarazioni, false e tendenziose, di coloro che sostengono che BitTorrent e applicazioni simili andrebbero proibite “tout-court” in quanto utilizzate esclusivamente per perpetrare reati. Siamo convinti che tali posizioni estremistiche nascondano in realtà il desiderio di promuovere leggi protezionistiche per modelli di business agonizzanti, per favorire pratiche anticoncorrenziali, per soffocare la diffusione delle licenze Creative Commons, GPL e LGPL, e per frenare la possibilità dei privati e delle piccole società di poter diffondere contenuti di grandi dimensioni in tutto il mondo a costo quasi-zero.

Il p2p consente infatti di distribuire contenuti, anche di grandissime dimensioni, senza la necessità di acquistare costosi server e preziosissima larghezza di banda. Il contenuto viene condiviso fra tutti i peer sfruttando la larghezza di banda di ogni singolo nodo, in maniera completamente trasparente e indolore per l’utente. Ai fini del calcolo del risparmio di banda, è molto importante che si capisca che il contenuto non è presente nella piattaforma che ospita il piccolissimo file torrent. Quest’ultimo serve unicamente per aiutare ad identificare un particolare contenuto. Infine è bene sapere che un file .torrent non è di per sé indispensabile, in generale, per trovare un file condiviso “in p2p”.

Vi invitiamo anche a visionare la ricerca di TNT Village che dimostra come il p2p sia diventanto uno “strumento” molto utile per la prosperità economica di società piccole e grandi.

The Pirate Bay per l’ennesima volta è utilizzato dagli stessi artisti come ausilio per diffondere la conoscenza delle proprie opere. Ci auguriamo che anche in Italia il fenomeno sia replicato grazie ai siti che possono essere usati da chiunque, artisti compresi, per la diffusione a costo quasi-zero di arte, scienza e cultura, come TNT Village.

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La Baia in fuga nel bunker anti-atomico

8 10 2009

The Pirate Bay continua a rifuggire le minacce dell’industria dei contenuti. Il posto al momento più sicuro è un ex-bunker riconvertito in datacenter. Poi si vedrà

Roma – Non c’è pace per la sfortunata avventura di The Pirate Bay, il vessillo più in vista della “pirateria” e della condivisione non autorizzata dei contenuti digitali braccato dall’industria dei contenuti con cause legali milionarie, minacce e una vera e propria caccia al provider che oramai si estende da una parte all’altra dell’Europa. Dopo il temporaneo hosting su server ucraini la Baia è costretta a spostarsi ancora, approdando infine in un bunker anti-atomico da cui non dovrebbe essere tanto facile sradicarla in tempi brevi.

Il nuovo trasferimento è frutto del precedente setup dell’infrastruttura del portale, basata come detto in Ucraina ma dipendente dal traffico diretto dall’ISP dei Paesi Bassi NForce a sua volta usufruente dei servizi del carrier olandese Leaseweb. In questo complesso transito di Megabit ci si è a un certo punto infilata BREIN, la ben nota organizzazione dell’anti-pirateria olandese che ha inizialmente richiesto a Leaseweb di bloccare la fornitura di banda necessaria alla permanenza online di TPB.

Ma Leaseweb ha risposto picche dicendo che, nonostante sia politica della società non permettere l’hosting di siti di torrent sul suo network, sul resto del traffico (incluso quello di TPB) non aveva responsabilità e non avrebbe quindi ottemperato alla richiesta di disconnessione da parte dei copyright cops. Al ché BREIN ha cambiato target e si è rivolta direttamente a NForce, riuscendo in questo caso a spuntarla facendo disconnettere ancora una volta la Baia da Internet rendendola globalmente inaccessibile.

Questa ennesima azione anti-Baia di BREIN viene indicata come un precedente importante e potenzialmente molto pericoloso per tutti gli altri portali di torrent, visto che per la prima volta si prende di mira un ISP responsabile esclusivamente del routing del traffico di rete piuttosto che dell’hosting del sito vero e proprio. Se divenisse un’abitudine sarebbe insomma una nuova arma in mano all’anti-pirateria per silenziare qualsiasi piattaforma torrentista, senza nemmeno la necessità di un contraddittorio in tribunale come successo nel caso di Mininova.

Tornando a The Pirate Bay, a ogni modo, come prevedibile la disconnessione forzata non è durata molto e la Baia è tornata raggiungibile grazie all’hosting di Cyberbunker, vale a dire un data center ricavato in un vero e proprio bunker di produzione NATO risalente al periodo della guerra fredda e con sede nei Paesi Bassi.

Per la (poco probabile) gioia di BREIN, TPB torna a calcare il suolo fiammingo in tempi rapidissimi, guadagnando in più come bonus incluso nella nuova facility la capacità di resistere non solo ad attacchi atomici ma anche a bombe a impulsi elettromagnetici. Qualsiasi cosa succeda la Baia e la “pirateria” puntano a restare online, e alla solita telefonata di cortesia di BREIN il management di Cyberbunker ha già risposto di non essere intenzionata a scollegare nessuno. Almeno per il momento.

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GeoHot: presto il jailbreak del firmware 3.1, anche su iPod Touch 3G

8 10 2009

Buone notizie da GeoHot: l’applicazione per il jailbreak del firmware 3.1 su tutti gli iPhone è prossima al rilascio, e consentirà di sbloccare anche l’iPod Touch di terza generazione!

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Ora mancano solo gli ultimi test e l’interfaccia grafica, poi l’applicazione sarà rilasciata. Per fare il jailbreak bisognerà semplicemente premere un tasto…

Il nuovo programma si chiama blackra1n ed è già pronto il sito

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Libertà d’espressione in Italia: le preoccupazioni del Parlamento Europeo

5 10 2009

TNT blog

Insieme alla manifestazione del 3 ottobre una risoluzione del Parlamento Europeo mette in evidenza le preoccupazioni internazionali per le potenziali violazioni delle libertà fondamentali in Italia.

Il comunicato stampa di Frontiere Digitali che abbiamo già riportato e sottoscritto e che mettiamo ora a disposizione in formato PDF esprime particolare preoccupazione per la situazione della libertà di espressione e di informazione in Italia e per le minacce che 4 diverse proposte di legge, che avanzano lentamente ma inesorabilmente nel loro iter legislativo, portano alla libertà di espressione in Rete.

Allo stesso tempo, vediamo nell’agenda del Parlamento Europeo confermata la discussione della risoluzione “Libertà d’espressione in Italia” per l’8 ottobre, e il relativo voto in sessione plenaria il 22 ottobre. I direttori di European Alternatives scrivono:

La questione della libertà e pluralismo dell’informazione in Italia è necessariamente una questione di interesse europeo. La mancanza di una risposta europea rappresenterebbe una minaccia diretta al diritto di libertà d’espressione in tutta l’Unione europea, metterebbe in pericolo i progressi compiuti nei paesi dell’ex Unione Sovietica accolti nell’Unione, e limiterebbe l’autorità di qualsiasi condanna europea verso il controllo della stampa nel resto del mondo.

Le istituzioni europee hanno l’autorità di condannare le intimidazioni alla stampa in Italia e di aprire una procedura legale secondo l’Articolo 7 dei Trattati. L’interesse che dimostrano verso la situazione in Italia non è sintomo di endemica anti-italianità, ma segnale di una forte preoccupazione per la possibile lesione di una delle libertà fondamentali su cui è costruita l’Unione Europea in uno dei suoi paesi fondatori.

Nella petizione firmata da numerosi parlamentari di tre diversi gruppi politici si legge inoltre che le preoccupazioni derivano da una potenziale violazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione e dell’articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Ci sarebbero quindi, in Italia, delle anomalie in merito alla concentrazione dei media, una mancanza di pluralismo nell’informazione radiotelevisiva che limiterebbe il diritto all’informazione e un clima che limiterebbe la libertà di espressione.

Una ventina di europarlamentari dichiarano, in una lettera aperta, che l’Italia è l’unica democrazia occidentale in cui il Primo Ministro esercita un controllo diretto sui tre canali televisivi che possiede e un controllo indiretto sui tre canali pubblici, oltre a possedere numerosi periodici, riviste, emittenti radio e la più grande casa editrice del paese.

Un risoluzione del Parlamento (a differenza di una direttiva proposta dalla Commissione e approvata da Parlamento e Consiglio) non è assolutamente un documento vincolante per gli Stati Membri, ma impegna, nel caso sia adottata, la Commissione a svolgere un’inchiesta. Se, a seguito dell’inchiesta, dovessero emergere prove di violazione dei Trattati e la situazione non fosse corretta entro un tempo prestabilito, il Consiglio dell’Unione Europea potrà prendere azioni contro l’Italia (sanzioni economiche e revoca del diritto di voto nell’Unione). Se dovessero emergere violazioni della Carta dei Diritti Fondamentali, la pratica dovrebbe essere inoltre affidata alla Corte Europea di Giustizia.

Una violazione della Carta dei Diritti Fondamentali, infine, attirerebbe l’attenzione del Consiglio d’Europa, il massimo tribunale europeo al quale qualsiasi cittadino può appellarsi in caso ritenga che il proprio paese abbia violato la Convenzione, la Carta o comunque un diritto fondamentale.

Ci auguriamo che la manifestazione del 3 ottobre e la risoluzione del Parlamento provochino un’incisiva discussione e favoriscano un’ampia presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica che a loro volta impediscano, nel caso in cui il rischio fosse effettivo, violazioni della libertà di espressione, o di qualsiasi altro diritto fondamentale, in Italia.

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Sn0wBreeze: jailbreak iPhone 3G e 2G

5 10 2009

Tramite Twitter i ragazzi di iH8sn0w fanno sapere che il 12 ottobre uscirà Sn0wBreeze, l’applicazione per Windows che consentirà di effettuare il jailbreak sul firmware 3.1 dell’iPhone 3G e dell’iPhone 2G.

Sn0wBreeze

Il funzionamento sarà del tutto simile a PwnageTool, in quanto verrà creato un custom firmware che poi gli utenti devono installare su iPhone.

Purtroppo ci sono due piccole limitazioni: non funziona su 3GS e bisogna sempre partire da un dispositivo già “pwnato“.

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Wake on LAN

5 10 2009

Wake On LAN (anche noto come WOL) è una funzione di molti PC. Lascia la porta di rete in modalità di standby, senza spegnerla completamente. Richiede una quantità minima di corrente elettrica, permettendo l’accensione del PC dalla LAN.

Nelle reti di computer, Wake on LAN (WOL) è uno standard Ethernet che consente di avviare un computer spento da una postazione remota, a patto di conoscerne l’indirizzo MAC. Lascheda madre del computer in questione dev’essere dotata di un apposito collegamento (detto WAKEUP-LINK) ed essere collegata alla scheda di rete attraverso un speciale cavo con 3piedini (vedi figura). Da diversi anni però, se sia la scheda madre sia la scheda di rete supportano lo standard PCI 2.2, in genere il cavetto non è necessario dato che anche a computer spento gli slot pci vengono alimentati con una tensione di standby. Con l’introduzione della revisione 2.2 del PCI infatti viene aggiunto il supporto ai PME (Power Management Events) in modo che le schede PCI possano scambiare segnali anche a computer spento.

I pacchetti Ethernet che attivano la “sveglia” sono detti Magic Packet (“pacchetti magici”).

Sito Consigliato

Under Linux





Il microkernel più sicuro del mondo

30 09 2009

Ricercatori australiani sostengono di aver realizzato un progresso senza precedenti nel settore dei sistemi operativi: un kernel privo di bug. Lo hanno testato matematicamente

Roma – Non usano mezzi termini, i ricercatori della UNSW e del centro di ricerca NICTA, nel descrivere i risultati di un lavoro durato più di sei anni: seL4microkernel della famiglia L4realizzato come base ideale per utilizzi in cui la sicurezza sia la priorità assoluta, è il primo codice di basso livello certificato per essere esente al 100 per cento da bug ed errori di programmazione assortiti.
SeL4 è un microkernel di terza generazione che ha passato indenne i tanti e laboriosi test a cui lo hanno sottoposto i suoi sei autori: un risultato che vale come prova matematica del fatto che l’implementazione delle 7.500 linee di codice di cui è composto risulta consistente con le specifiche ed è assolutamente priva di vulnerabilità di sicurezza, punti morti o errori di buffer overflow da exploitare per condurre ogni genere di azione non autorizzata.
“Una regola empirica dice che un software ragionevolmente ingegnerizzato include 10 bug per mille linee di codice” spiega il professor Gernot Heiser del NICTA, “mentre con software di altissima qualità si può scendere magari a uno o a tre bug per mille linee di codice”. Con sistemi operativi e kernel complessi come lo sono quelli moderni, Windows o Linux che siano poco importa, una tale regola implica l’esistenza di parecchi bachi all’interno di codice vitale per l’intera piattaforma.

“Quello che abbiamo dimostrato – continua il professore – è che è possibile realizzare la parte più critica, e in un certo qual senso più pericolosa del sistema senza alcun errore e poi dimostrarne le qualità”. “Non penso sia un’esagerazione” aggiunge ancora Heiser “sostenere che questa ricerca apra davvero un mondo completamente nuovo in seno allo sviluppo di sistemi altamente affidabili, altamente sicuri e privi di rischi”.

Nell’attesa di verificare quello che avrà combinato Microsoft con il suo ancora misteriosoprogetto Midori (quantomeno dal punto di vista della verifica formale del codice), il nuovo microkernel australiano si candida come core ideale per ambiti applicativi a rischio zero quali macchinari medico-chirurgici, sistemi militari, cacciabombardieri e via elencando

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Oracle: nessuno “spin off” per MySQL

24 09 2009

Larry Ellison, CEO di Oracle, ha voluto chiarire che l’azienda non ha intenzione di effettuare uno “spin off” di MySQL in forza delle indagini che la Commissione Europea sta conducendo dopo l’accordo multimiliardario che ha portato all’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle.

L’intesa tra Oracle e Sun è stata già approvata dalle autorità statunitensi ed Ellison ritiene che la Commissione Europea possa esprimersi in modo analogo: “penso che una volta terminato il loro lavoro, giungeranno alle medesime conclusioni”, ha osservato il CEO del gigante californiano.

Secondo Ellison non vi sarebbe una reale competizione tra le soluzioni Oracle e MySQL dal momento che “sebbene siano entrambi database, si rivolgono a mercati differenti”. Sun starebbe perdendo 100 milioni di dollari al giorno e l’accordo sarebbe bene che, stando a quanto avrebbe dichiarato Ellison, fosse definitivamente concluso prima possibile.

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Un Pacchetto pieno di problemi

14 09 2009

Il seminario tenuto al Parlamento Europeo sul Telecoms Package ha enfatizzato l’importanza di un accesso a Internet privo di discriminazioni e ha infiammato il dibattito sul copyright enforcement.TNT blogcompromessi l’intervento di ScambioEtico; imperdibile la serrata discussione fra EuroISPA e BSA concernente la collaborazione “volontaria” fra ISP e federazioni antipirateria; ritornano in Parlamento le parole proibite, Net Neutrality, per bocca del portavoce de La Quadrature du Net.

Di fronte a centinaia di lobbisti, parlamentari, assistenti e giornalisti, il seminario organizzato dal gruppo europeo dei Verdi e coordinato da Erik Josefsson e dal PiratPartiet ha riportato in primo piano i problemi del Pacchetto Telecom, riconosciuto come incapace di proteggere efficacemente da discriminazioni su contenuti e applicazioni. Grazie alle capacità dei moderatori dei panelist, il MEP Christian Engstrom del PiratPartiet e la vicepresidente dei Verdi europei, MEP Eva Lichtenberger, tutte le questioni più importanti e i nodi cruciali sono stati evidenziati. Sono state date inoltre risposte chiare alle tre domande chiave poste dal seminario.

In assenza di comunicazioni chiare da parte del Consiglio dell’Unione Europea, si presume che il pacchetto verrà ufficialmente rigettato a causa della presenza dell’emendamento 138, l’unico articolo del pacchetto che esplicitamente proibisce la risposta graduale ed equipara l’accesso ad Internet ai diritti fondamentali di espressione e di informazione.

L’opinione diffusa presso il Parlamento è che il Consiglio rigetterà il pacchetto, dando così inizio ufficialmente alla terza lettura con procedura di conciliazione. Questo significa che due commissioni paritarie di 27 membri, una del Consiglio e una del Parlamento, decideranno nella fase iniziali quali parti del pacchetto dovranno essere sottoposte a discussione per eventuali modifiche, e quali parti invece non saranno soggette a discussione. Al termine della conciliazione il pacchetto così modificato andrà al voto, senza possibilità di ulteriori emendamenti, presso il Parlamento, che potrà approvarlo o rigettarlo in blocco. In caso di mancato accordo durante la procedura di conciliazione o in caso di rigetto da parte del Parlamento il Pacchetto decadrebbe definitivamente.

Ci si attende che il Consiglio tenterà di mettere in discussione solo e soltanto l’emendamento 138, cercando di non variare alcuna altra parte del pacchetto. In questo caso, la discussione verterà sul mantenimento, l’abbandono oppure una modifica di compromesso dell’emendamento stesso.

Come portavoce del Movimento ScambioEtico, e insieme agli altri gruppi di attivisti e alla coalizione VON Europe, che include fra gli altri Skype e Google, ho spiegato nei dettagli, analizzando ogni articolo problematico, i rischi che il Pacchetto rappresenta per Internet e ho richiesto che il Parlamento si impegni a proteggere i diritti fondamentali dei cittadini europei, mantenendo una posizione ferma a sostegno dell’emendamento 138 e correggendo quelle parti del Pacchetto in cui si citano le condizioni che limitano l’accesso ai contenuti e alle applicazioni. Solo in questo modo l’Internet che conosciamo potrà continuare a garantirci non solo l’accesso ma anche la possibilità di inserire i contenuti di nostra scelta, in accordo a quel processo quasi unico nella storia che sta progressivamente trasformando i passivi fruitori in attivi creatori.

Si tratta di un processo naturale, consentito dalle nuove tecnologie, che tuttavia spaventa sia grandi corporazioni dei media, dai giganti editoriali all’industria dell’intrattenimento, sia i governi, in quanto rivoluziona completamente la cultura e il flusso di informazioni, il quale sta diventando sempre più simmetrico e bidirezionale, non consentendo più di controllare ferreamente il mercato e l’evoluzione della società. Il problema del controllo è stato ben evidenziato non solo dagli attivisti delle associazioni a difesa delle libertà digitali (cosa prevedibile) ma anche dai panelist più progressisti che rappresentavano le associazioni delle grandi imprese.

Appare insostenibile, in uno stato diritto, che alcuni diritti civili e alcune libertà fondamentali possano essere cancellate in maniera arbitraria in base alle esigenze commerciali delle società di telecomunicazioni che potranno decidere quali siti web saranno accessibili ai propri clienti e come, quali applicazioni potranno essere utilizzate e quali no; allo stesso modo non è degno di una democrazia moderna consentire che società private indaghino e sanzionino i cittadini sulla base di semplici sospetti, arrivando a sospendere gli strumenti cardine per l’esercizio dei diritti fondamentali per lunghi periodi di tempo (fino a 1 anno, nell’ipotesi francese di HADOPI-2), privando il cittadino del diritto alla difesa e rovesciando la presunzione di innocenza in presunzione di colpevolezza.

L’impressione generale, raccolta all’interno del Parlamento prima e dopo il seminario, è che il Consiglio sia tuttora estremamente poco trasparente e incapace di giustificare i motivi per cui l’emendamento 138 andrebbe cancellato.

Nel momento in cui il Consiglio dovesse rigettare il Pacchetto e dare inizio alla terza lettura, esso dovrà spiegare chiaramente i motivi per cui l’emendamento 138 viene rifiutato dai governi dei Paesi Membri, offrendo finalmente la possibilità di sapere cosa ci sia che non va in quell’articolo. Finché una tale motivazione non viene fornita, è impossibile che il Parlamento possa lavorare per trovare una soluzione: prima di trovare una soluzione, è indispensabile sapere quale sia il problema.

I Membri del Parlamento che hanno supportato il 138 durante tutta la prima e la seconda lettura avranno bisogno del massimo sostegno possibile da parte dei cittadini europei per poter rimanere fermi nella posizione di difesa dei diritti civili e delle libertà fondamentali e per poter sfruttare ogni spiraglio al fine di mantenere e discutere durante l’intera fase di conciliazione altre parti delle direttive che compongono il Pacchetto.

Il seminario completo è disponibile registrato in streaming e diviso in panel 1 e panel 2 (Movimento ScambioEtico è nel secondo panel) presso bambuser. Qui sotto il secondo panel che inizia dal ventesimo minuto circa.

fonte scambioetico








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