EMET 2.0 questo sconosciuto o potente strumento…

27 09 2010

È disponibile la nuova versione dell’Enhanced Mitigation Experience Toolkit per i sistemi operativi Microsoft, finalmente con una GUI…

Il tool permette di stabilire delle policy per ridurre i rischi di sicurezza specifiche per ogni singolo applicativo.

Per ogni applicativo è possibile attivare fino a sette diversi tipi di protezione: DEP, SEHOP, ASLR, NULL page, heap spry; i primi due schemi sono attivabili a livello di sistema o di applicativo. Alcune protezioni non sono disponibili su Windows XP, Vista, Seven, 2003 Server e 2008…

I tipi di protezione non sono di immediata comprensione per chi non si interessa di attacchi informatici, per questo Microsoft rende disponibile anche un video esplicativo, oltre a fornire una documentazione adeguata (in PDF!) assieme al programma.

Il tool, una volta avviato,  mostra i processi attivi e le policy ad essi applicate e permette di creare o modificare le policy da associare ai singoli eseguibili.

http://img820.imageshack.us/img820/8303/emetappl300x35.png

Questo programma permette di definire delle policy per bloccare azioni deleterie di applicativi legacy non più supportati, ma utili in un contesto aziendale senza dover applicare delle policy troppo restrittive a livello di sistema.

Assieme al pacchetto viene distribuita una versione command line del programma per definire le policy attraverso uno script; finalmente Microsoft ha imparato (di nuovo) l’importanza di fornire dei tool scriptabili ai SysAdmin.

Da qui potete prelevare l’applicativo, buon download

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HTTPS Everywhere : Estensione Firefox di EEF in collaborazione con TOR

22 06 2010

Scopo di HTTPS Everywhere è criptare dove possibile ricerche e accesso ai portali Internet.

L’HTTPS (Hypertext Transfer Protocol over Secure Socket Layer) è il risultato dell’applicazione di un protocollo di crittografia asimmetrica al protocollo di trasferimento di ipertesti HTTP. Viene utilizzato per garantire trasferimenti riservati di dati nel web, in modo da impedire intercettazioni dei contenuti che potrebbero essere effettuati tramite la tecnica del man in the middle. Abbiamo già assistito all’implementazione di HTTPS nelle ricerche Google ma è poco, considerando che quest’oggi le ricerche vengono condotte su Google ma si usa anche Facebook e Wikipedia, quando si è in cerca di informazione o “scambi di idee”. E’ questa la premessa per cui nasce l’estensione HTTP Everywhere che è un progetto portato avanti da EEF in collaborazione con il progetto TOR. L’estensione in questione consente agli utilizzatori Firefox d’attivare automaticamente l’uso di connessioni HTTPS sui principali portali e motori di ricerca, avendo cosi’ la certezza che tali “trasmissioni di dati” siano sicure ma venga salvaguardata anche la privacy utente. L’estensione HTTP Everywhere trae ispirazione da Google e il lancio delle ricerche criptate e quest’oggi, tramite l’estensione HTTP Everywhere potremo effettuare ricerche criptate non solo su Google ma anche in altri siti:

  • Google
  • Wikipedia
  • Twitter e Identi.ca
  • Facebook
  • EFF e Tor
  • Ixquick, DuckDuckGo, Scroogle e altri motori di ricerca
  • e tanti altri !

Utenti Firefox, potete scaricare l’estensione all’indirizzo https://www.eff.org/files/https-everywhere-latest.xpi

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Un proxy per Pirate Bay c’è!!!

10 06 2010

Molti di voi scommetto che usarenno i torrent come prima fonte per trovare il proprio materiale sul web, beh io sono sempre stato contro certi tipi di limitazioni e blocchi, cercando nella rete mi sono imbattuto in questo comodissimo proxy criptato del ns caro motore di ricerca…

Proxy The Pirate Bay





Craccato anche il nuovo algoritmo di cifratura GSM

19 01 2010

gsm crack

Non c’è pace per la rete GSM. A poche settimane dalla dimostrazione in cui l’algoritmo di cifratura A5/1 era uscito con le ossa rotte, è ora il turno dell’algoritmo A5/3, nato proprio per rimpiazzare il suo predecessore.

A dimostrare la vulnerabilità della cifratura A5/3, noto anche come “Kasumi“, sono stati tre ricercatori israeliani del Weizmann Institute: Dunkelmann, Keller e Shamir (quest’ultimo è anche la ‘”S”‘ dell’algoritmo RSA). Nella pubblicazione presentata, i ricercatori spiegano come l’attacco sia stato portato a segno in meno di due ore utilizzando un singolo computer dual core.

La novità della ricerca riguarda quindi la velocità di esecuzione dell’attacco. Fino ad ora si riteneva che questo tipo di attacco avrebbe richiesto alcuni anni di elaborazione prima di ottenere la chiave di cifratura a 128 bit. A detta degli stessi ricercatori, l’attacco è stato reso possibile grazie ad alcune modifiche rispetto all’algoritmo originale “Misty” introdotte per rendere l’algoritmo più veloce e facilmente implementabile.

Gli utenti possono comunque dormire sonni tranquilli. Si tratta di un attacco teorico che ha bisogno di avere accesso sia ai dati cifrati che al testo in chiaro per calcolare la chiave: impossibile quindi che qualcuno si metta a sniffare “l’aria” per poi decifrare le telefonate.

Bruce Schneier, noto esperto di sicurezza, però avverte che per quanto l’attacco sia lontano da un’applicazione reale, è necessario mettersi al lavoro per correggere i problemi riscontrati. Operazione tutt’altro che banale, visto che sul pianeta ci sono già più di 1,2 miliardi di terminali predisposti all’utilizzo dell’A3/5 e che 800 gestori telefonici già vi fanno affidamento per criptare il traffico delle proprie reti cellulari.

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WPA Cracker: la potenza di 400 CPU per crakkare password WPA e WPA2 in 20 minuti

10 12 2009

WPA Cracker è un nuovo e sfacciato servizio online, che mette a disposizione degli utenti un potenziale da super computer per eseguire calcoli che con un normale PC con processore di media potenza richiederebbero giorni.

Non è il primo del genere, ma l’utilizzo di WPA Cracker, come si intuisce dal nome, è prettamente dedicato alla forzatura delle password WPA e WPA 2 PSK, protocolli che in genere vengono utilizzati per codificare le trasmissioni wi-fi.

Un attacco di forza bruta, cioè un attacco che prova tutte le parole di un dizionario fino a trovare quella usata per la password, impiegherebbe giorni per essere portato a termine con un normale processore. WPA Cracker, invece, permette di vagliare un dizionario composto da 140 milioni di parole in appena 20 minuti, e questo grazie all’ausilio di 400 CPU che lavorano assieme.

Il servizio è a pagamento, e i prezzi dipendono dall’uso delle CPU. Usare tutto il potenziale di WPA Cracker per 20 minuti, costa 34 dollari, mentre allungare i tempi a 40 minuti, costa esattamente la metà.

Il tempo necessario per trovare la password potrebbe essere anche inferiore, ma il prezzo resterà comunque lo stesso, e questo anche se la password non venisse trovata.

Nelle FAQ del servizio non si fa riferimento alla lingua delle parole, e si sa solo che viene utilizzato il dizionario di OpenWall, che include parole, frasi, numeri e simboli, ma non so se anche in italiano.





Miller: “Nuovi attacchi worm per gli iPhone JB”

10 11 2009

Secondo l’esperto in sicurezza informatica Charlie Miller, gli utenti che hanno un iPhone jailbroken devono iniziare a preoccuparsi…

iphone-virus

Miller ancora una volta ha affermato che gli iPhone sbloccati perdono tutte le difese implementate da Apple:

Apple ha reso molto difficile penetrare in iPhone, ma il processo di jailbreak di fatto distrugge il modello di sicurezza di Cupertino rendendo lo smartphone vulnerabile. Non solo per l’abilitazione dell’SSH, ma anche per l’eliminazione della sandbox e della tecnica di data execution prevention (la prima impedisce al software di accedere ad altri programmi, la seconda di accedere ad aree di memoria riservate)

Ma non finisce qui, secondo Miller, infatti, nei prossimi mesi ci saranno tantissimi nuovi worm e attacchi che proveranno a penetrare negli iPhone jailbroken.

Ricordiamo che per evitare problemi di questo tipo è sufficiente cambiare la password seguendo questa guida.

 

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Come cambiare password di root all’iPhone

10 11 2009

Nei giorni scorsi si è parlato molto dei possibili problemi di sicurezza relativi agli iPhone jailbroken, proprio per questo oggi vi spieghiamo come fare per modificare la password di root al proprio dispositivo.

passwordroot

Essendo la password di root dell’iPhone uguale per tutti (”alpine”) può risultare molto utile e soprattutto sicuro cambiarla dopo aver fatto il jailbreak.

Per farlo occorre installare da Cydia il pacchetto MobileTerminal e dopo averlo avviato seguire questi passi:

  • Loggarsi come amministratore mediante il comando:su root
  • Introdurre la password di root, di default alpine e lanciare il comandopasswd
  • Ora introdurre due volte la nuova password desiderata.

Ricordatevi che d’ora in avanti la password per l’accesso SSH all’iPhone è questa appena impostata!

La stessa procedura si potrebbe eseguire in remoto tramite SSH e un terminale, ad esempio Putty su Windows

NOTA: E’ bene aggiungere che se qualche applicazione dava per scontata la password di root come alpine questa applicazione adesso non funzionerà più adeguatamente.

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Quali vostri dati vengono memorizzati sui server Google?

9 11 2009

Si chiama Google Dashboard ed è una nuova funzionalità introdotta oggi da Google, che consente di gestire da un unico punto di accesso tutte le informazioni associate al proprio account, modificando le impostazioni, gestendo i servizi.

Attraverso la Dashboard, che è stata sviluppata in Europa dai team di Monaco e Zurigo, è possibile ad esempio modificare le impostazioni della posta o le modalità di salvataggio della cronologia Web.

La nuova “dashboard”, termine che in italiano può essere tradotto come “cruscotto”, “pannello di controllo”, consente anche di verificare quali dati, relativi alla propria identità ed alle attività espletate in Rete, sono in possesso del colosso di Mountain View. Tra le informazioni consultabili, infatti, vi è anche la lista delle ricerche effettuate utilizzando il motore di ricerca ed un’opzione che consente di annullarne, in futuro, la memorizzazione e quindi la conservazione sui server di Google.

Più prodotti Google l’utente è solito impiegare, maggiore è il quantitativo di dati che i server della società fondata da Page e Brin memorizzeranno: cronologia delle ricerche, posta elettronica, blog e siti informativi consultati, video visualizzati su YouTube, attività, elenchi di acquisti, “news alerts”. La nuova “dashboard” offre una panoramica completa su queste informazioni.
Va comunque rammentato che Google conserverà informazioni relative alle operazioni espletate utilizzando i propri servizi solo se l’utente, possessore di un account, risulta “loggato”.

Google, da parte sua, vuole sottolineare come la “dashboard” rappresenti un ulteriore sforzo nell’intento di fornire agli utenti gli strumenti più utili per gestire tutti i dati personali.

 

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un worm per iphone jailbroken sostituisce l’immagine in lockscreen

9 11 2009

Un programmatore Australiano ha avuto la bellissima idea, pare per pura curiosità e divertimento, di creare un worm che entrando negli iPhone jailbroken con SSH aperto va a modificare lo sfondo della LockScreen con un’immagine di Rick Astley:

Ma non solo: oltre ad una scritta che recita “ikee is never going to give you up” (ikee è il nome del simpaticone) sull’immagine, il worm rimuove pure il daemon SSH dal nostro dispositivo!!

Il codice non fa altro che sondare il range degli IP del network 3G legati agli operatori Optus, Vodafone e Telstra ed una volta individuatone uno con l’SSH attivo si collega ad esso e sostituisce l’immagine.

Oltre alla rabbia giustificata di sapere che qualcuno, anche se solo per una ‘burla’, si è collegato al nostro iPhone, la faccenda riporta alla luce i problemi legati alla sicurezza dei nostri dispositivi quando subiscono il processo di jailbreak.

In questo specifico caso il worm lavora indisturbato non solo perchè il demone SSH è lasciato attivo ma soprattutto perchè la password di root è sempre la stessa per tutti i dispositivi (alpine) e questa informazione ormai di dominio pubblico dovrebbe essere ‘tamponata’ cambiando la nostra password con qualcosa di più sicuro.

Ne approfitto per ricordarvi che cambiare la password di root è veramente semplice soprattutto se avete già MobileTerminal installato, lanciatelo e digitate questi comandi:

* login
* root
* alpine
* passwd
* <nuovapassword> (dovrete inserirla due volte)

Ecco fatto, il vostro SSH sarà un pò più sicuro!!

 

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Sardu: antivirus e strumenti di gestione del sistema in un unico supporto

7 11 2009

Ogni produttore di software antivirus mette a disposizione dei propri utenti, di solito, un supporto di emergenza (CD o DVD) che consente di effettuare una scansione del disco fisso alla ricerca di eventuali componenti nocivi prima del caricamento del sistema operativo.
Il supporto CD o DVD è infatti avviabile: lasciandolo inserito nel lettore al momento dell’avvio del personal computer, potrà essere utilizzato per esaminare il contenuto del sistema rimuovendo gli “ospiti sgraditi” che dovessero essere rilevati.
Purtroppo, però, qualora si volesse effettuare un’analisi del sistema con più software (ad esempio, con i CD di emergenza di Avira, di BitDefender, di Dr.Web, di F-Secure, di G DATA, di Kaspersky, di Panda e così via), si sarebbe costretti a masterizzare un supporto per ogni programma rilasciato dai vari vendor.
SARDU (acronimo di Shardana Antivirus Rescue Disk Utility) è un programma gratuito che si prefigge come obiettivo quello di superare tale limitazione.

Il software, infatti, è capace di produrre un unico supporto CD/DVD all’interno del quale sia possibile integrare i supporti di emergenza messi a disposizione dai vari produttori. Non solo, SARDU può memorizzare le stesse informazioni anche all’interno di una normale chiavetta USB: il vantaggio è indubbio. Sarà possibile aggiornare periodicamente il contenuto del supporto con nuove versione degli strumenti di controllo e rimozione delle minacce.
Oltre al supporto per i principali CD di emergenza disponibili in Rete, SARDU è in grado di interfacciarsi con famose utilità per la gestione e la manutenzione del sistema o con alcune mini-distribuzioni Linux.
SARDU, a titolo esemplificativo, permette l’avvio al boot di Clonezilla (per creare file d’immagine del contenuto di dischi e partizioni; per clonare dischi fissi), Gparted (consente una perfetta gestione delle partizioni presenti nei dischi fissi oltre ad altre operazioni di manutenzione), Offline NT Password (utilità per il recupero delle password di accesso a Windows), Parted Magic (gestione delle partizioni), System Rescue CD ed Ultimate Boot CD.
All’interno del medesimo supporto CD/DVD od USB sarà quindi possibile memorizzare tutte le utilità selezionate: SARDU ne renderà possibile l’avvio all’accensione del personal computer.

L’interfaccia di SARDU, seppur spartana, è molto efficace: le quattro schede proposte (Antivirus, Utility, Linux, PE) permettono di verificare quali strumenti il programma può supportare ed inserire nel CD/DVD od unità USB. I pacchetti ai quali si è interessati debbono essere prelevati manualmente: in tal senso, però, SARDU accorre in aiuto. Per procedere, infatti, è sufficiente cliccare sul pulsante corrispondente al prodotto software che si vuole aggiungere: SARDU aprirà il browser web e presenterà la pagina per procedere manualmente al download.
Purtroppo SARDU non è (almeno per il momento) ancora in grado di scaricare autonomamente i vari software inseribili nel supporto di boot ma necessita dell’intervento dell’utente (tutti i file debbono essere prelevati e memorizzati nella sottocartella \iso del programma).

Completata la procedura di download degli strumenti da inserire nel CD/DVD o nel supporto USB, si potrà cliccare sul menù File, Refresh ISO/IMA. In questo modo, SARDU porrà automaticamente un segno di spunta in corrispondenza di tutti i prodotti rilevati nella sottocartella \iso.

Attivando o disattivando le caselle corrispondenti ai vari strumenti software in elenco, si potrà decidere di volta in volta se inserirli o meno nel supporto in procinto di generazione.

Sopra al pulsante Esci è riportato il quantitativo di spazio richiesto per la memorizzazione dei file di SARDU e dei software scelti dalle quattro liste. I file scaricati da Internet e salvati nella cartella \iso di SARDU devono essere necessariamente nel formato .ISO o .IMA (non sono ammessi quindi eseguibili od archivi Zip).

I grossi pulsanti Crea ISO e Crea USB avviabile permettono di dare il via alla procedura di generazione del supporto avviabile. SARDU non scrive direttamente su CD o DVD ma consente di produrre un file ISO contenente l’immagine del contenuto del supporto avviabile vero e proprio. Nel caso in cui si decidesse di optare per la creazione di un file ISO, esso dovrà essere poi masterizzato su CD o DVD ricorrendo al proprio software di masterizzazione preferito.
Cliccando su Crea USB avviabile, SARDU è invece in grado di rendere avviabile un’unità USB (ad esempio, una normale “chiavetta”) e memorizzarvi tutti i programmi selezionati in precedenza. Il supporto USB, il cui contenuto sarà completamente eliminato, potrà essere collegato al personal computer nel momento in cui SARDU lo richiede: la successiva finestra di dialogo dà modo di indicare la lettera identificativa associata da Windows al supporto USB.
Rispetto alla modalità ISO, nel caso dei supporti USB, il loro contenuto potrà essere periodicamente aggiornato ricorrendo al comando Aggiorna USB (menù USB di SARDU). L’opzione Aggiorna menù SARDU su USB consente di aggiornare esclusivamente il menù di avvio che compare all’accensione del personal computer una volta effettuato il collegamento del supporto USB.


Le altre tre voci (Aggiorna firme Avira x USB, Aggiorna firme F-Secure x USB ed Aggiorna firme Kav Rescue x USB) consentono di adeguare il database delle firme virali di tre antivirus: Avira, F-Secure e Kaspersky. In futuro è possibile che SARDU consenta anche l’aggiornamento degli altri prodotti.

Durante la creazione del file ISO (il file verrà memorizzato nella sottocartella \ISO_CREATA) o del supporto USB avviabile, i pulsanti di SARDU diventano di colore verde quando un prodotto viene aggiunto mentre in rosso sono evidenziati gli strumenti non inseriti.

Riavviando il personal computer con il CD o DVD di SARDU inserito (oppure con l’unità USB collegata al sistema) verrà presentato il menù di avvio dell’utilità.

L’ultima versione di SARDU, sviluppata dal sardo “doc” Davide Costa, è prelevabile gratuitamente cliccando qui. Per aprire l’archivio .rar ed estrarre il suo contenuto in una cartella di propria scelta, sul disco fisso, è ovviamente necessario servirsi di WinRAR o di un software opensource come 7-Zip.

 

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