Eterna presenza

14 06 2010

Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.
Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela.
Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
fungendo da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.
Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.
che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi la mia vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che solo
mi vedrà la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che mai lo vedano.
Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possessione totale
dell’anima lontana,
eterna presenza.

di Pedro Salinas





L’arte di perdere

10 06 2010

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. E’ evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elizabeth Bishop





Il mondo e i bambini

4 09 2009
Per la mancanza di affetto e d’amore, un giorno il mondo ebbe un malore e poichè si sentiva cadere un bimbo piccino lo volle tenere, aprì le braccia più che potè, però non riusciva a tenerne un granché, a lui si unì un altro bambino, ma non ne tennero che un pezzettino, poi vennero altri a 10, 20 e uniro mani e continenti. Bambini pallidi, giallini, mori in un girotondo di tanti colori e quell’abbraccio grande e rotondo teneva in piedi l’intero mondo..Per la mancanza di affetto e d’amore,

Per la mancanza di affetto e d’amore,
un giorno il mondo ebbe un malore e poichè si sentiva cadere
un bimbo piccino lo volle tenere,
aprì le braccia più che potè,
però non riusciva a tenerne un granché,
a lui si unì un altro bambino,
ma non ne tennero che un pezzettino,
poi vennero altri
a 10, 20 e unirono mani e continenti.
Bambini pallidi, giallini, mori in un girotondo di tanti colori
e quell’abbraccio grande e rotondo
teneva in piedi l’intero mondo…








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