Foofind motore di ricerca multiprotocollo emule torrent internet!!!

11 09 2010

Foofind è un ottimo motore di ricerca “legale” di links per il download dalle reti P2P che mostra i collegamenti già esistenti su Internet, senza ospitare il contenuto.

Questo search engine è in grado di ricercare e filtrare i risultati per file Torrent, files situati sulla rete Gnutella (Limewire) e Ed2k (eMule) file in streaming e links per il download diretto.

Nel momento in cui sto scrivendo, il motore di ricerca foofind, ha già indicizzato 38,513,611 files.

fonte





L’Italia prepara una legge per la censura dei messaggi in internet

26 01 2010
Articolo di , pubblicato sabato 23 gennaio 2010 in USA.

[Herald Tribune]

MILANO – Silvio Berlusconi sta agendo per estendere il proprio controllo dei media al mondo di internet di Google e Youtube, da sempre libero.

Spingendosi oltre rispetto agli altri governi europei, il governo del Presidente del Consiglio ha preparato la bozza di un decreto che renderebbe obbligatoria la verifica preliminare dei video caricati dagli utenti su siti quali Youtube, di proprietà di Google, e la francese Dailymotion, così come su blog e siti di informazione online.

Google, le organizzazioni per la tutela della libertà di stampa e i gestori di servizi di telecomunicazioni chiedono modifiche alla bozza di decreto per evitare che il provvedimento, dall’iter breve, entri in vigore già il 4 febbraio. Ritengono, infatti, che il decreto limiterebbe la libertà di espressione e renderebbe obbligatorio il compito, tecnicamente molto impegnativo, se non impossibile, di monitorare ciò che ogni singolo individuo carica su internet.

Secondo Reporter Senza Frontiere il provvedimento potrebbe costringere i siti internet a dover richiedere delle licenze per operare in Italia.

Il decreto di 34 pagine rende obbligatorio il controllo preventivo di qualsiasi contenuto potenzialmente pericoloso per i minori, come pornografia o eccessiva violenza e richiederebbe ai gestori dei servizi di telecomunicazioni di chiudere i siti internet che non rispettino tali norme, rischiando in caso contrario sanzioni fra i 210 e i 210.960 dollari [circa 150 - 150.000 euro ndT]. Secondo la bozza, il controllo dovrebbe essere svolto da “una authority”, senza ulteriori particolari, sollevando domande fra i difensori della libertà di stampa riguardo le modalità con cui potrebbe venire implementato.

Reporter Senza Frontiere ha reso noto in un comunicato di questa settimana che le bozze di decreto allo stato attuale “rappresentano un’altra minaccia alla libertà d’espressione in Italia.”

La bozza di decreto è stata redatta a metà dicembre, più o meno mentre l’impero mediatico fondato da Berlusconi annunciava una richiesta per danni di almeno 779 milioni di dollari [500 milioni di euro ndT] nei confronti di Youtube e Google per presunto uso improprio di video che aveva prodotto. La mossa è una risposta a una direttiva dell’Unione europea del 2007 volta a creare una normativa per i media, ma solo l’Italia l’ha interpretata col significato di mettere in difficoltà le società su Internet.

Il decreto sfida anche e per sua stessa natura il modello d’affari adottato da Youtube, condiviso anche da altre piattaforme che offrono servizi di hosting, basato sulla facoltà data agli utenti di caricare video senza essere controllati. Questo principio è al centro del processo di Milano nel quale 4 funzionari di Google sono stati accusati di diffamazione e violazione della privacy per aver consentito che venisse reso pubblico in rete un video nel quale un giovane autistico era oggetto di abusi. Google ha affermato di aver rimosso il video il più velocemente possibile. La sentenza è attesa nelle prossime settimane e i funzionari rischiano la prigione.

Il decreto potrebbe anche fornire uno strumento per occuparsi in maniera veloce dei ‘gruppi d’odio’, come quelli che hanno lodato l’aggressore di Berlusconi, spuntati come funghi su Facebook dopo che Berlusconi è stato colpito da un uomo che gli ha lanciato una statuetta.

Carlo Carnevale Maffe, economista di internet dell’Università Bocconi di Milano, afferma che internet deve essere regolata come le altre piattaforme economiche, altrimenti le grandi aziende manterranno una stretta monopolistica e continueranno a diventare sempre più grandi e potenti.

“Non posso considerare Youtube come un benefattore verso l’umanità. Devo considerare Youtube come una società,” ha dichiarato Maffe. “Google e internet vivono senza regolamentazione in tutto il mondo. Questo è impossibile e abbiamo bisogno di chiarire i limiti di questa nuova piattaforma.”

La preoccupazione di Google è che il decreto prenda di mira i contenuti creati dagli utenti, che per loro stessa natura non sono gestiti allo stesso modo dei contenuti prodotti dai network televisivi. Secondo Google non era questa l’intenzione della direttiva europea.

“Se io sono la BBC e sto usando il web per trasmettere la mia IPTV (Internet protocol TV), sono nel campo di applicazione della direttiva. Se io sono un utente che invia su Youtube il video del compleanno di suo figlio, non sono sotto il campo di applicazione della direttiva,” ha affermato venerdì Marco Pancini, consigliere senior per le politiche europee di Google Italia.

[Articolo originale "Italy drafts law for censorship of Internet postings" di Colleen Barry]
FONTE!





Mosca: hacker manda un film porno su maxischermo in pieno centro

16 01 2010

Traffico in tilt nella capitale russa: un enorme monitor in pieno centro trasmette per un minuto un film per adulti.

Lo schermo, nove metri per sei, a poca distanza dal Cremlino, è gestito dalla società 3Star. E proprio dalla compagnia di comunicazione pubblicitaria è arrivata la notizia: “La diffusione del pornospot è da attribuire all’attacco di un hacker”. Anche Viktor Laptev, direttore commerciale dell’agenzia pubblicitaria, ha puntato il dito contro “qualche teppista o azienda avversaria”

Alla polizia, per il momento, non è arrivata nessuna denuncia. Quindi, non è stata aperta alcuna inchiesta. Il video ha fatto una breve apparizione anche su YouTube, ma è stato presto rimosso.

fonte





Ruota panoramica al parco sempione

14 09 2009

Una ruota panoramica per osserrvare la città dall’alto. Sarà la nuova attrazione del Parco Sempione, pronta come un regalo di Natale alla città entro la fine dell’anno. L’appalto per la sua costruzione è stato vinto dalla svizzero-olandese Ronald Bussink. La ruota sarà alta 53 metri, avrà 42 cabine da 8 posti e costerà circa 7 milioni di euro. Sarà del tutto simile a quella che la stessa azienda ha realizzato a Parigi in Place de la Concorde e a gestirla per nove anni sarà Fulvio Pelucchi con la sua Wonder Whell, il primo a proporre l’idea al Comune di Milano. Quella del  Sempione sarà la struttura non ancorata più grande mai realizzata in Italia.

Inoltre in memoria di un grande uomo,  verrà probabilmente dedicata a Mike Bongiorno

fonte: repubblica.it





ATM europei, la frode è dietro l’angolo

14 09 2009

In forte crescita il rischio di furti e frodi finanziarie presso gli sportelli automatici installati in tutta Europa. ENISA lancia l’allarme e dirama un prontuario per utenti

Roma – I reati connessi agli sportelli automatici sono in preoccupante aumento, in misura speculare rispetto alla crescita della presenza di ATM nel Vecchio Continente. Lo denuncia ENISA nel suo rapporto ATM Crime, con cui l’agenzia offre una serie di informazioni e studi sulle varie tipologie di reato proponendo inoltre alcune regole comportamentali per gli utenti, vittime designate delle frodi perpetrate a mezzo ATM.

Il costo annuale complessivo dei reati su ATM sfiora il mezzo miliardo di euro, dice ENISA, con un aumento stimato nel 2008 del 149 per cento. Furti, truffe, hacking e vere e proprie azioni da banda del buco degli sportelli automatici possono purtroppo contare su un numero di ATM che in Europa ha raggiunto le 400mila unità (il 6 per cento in più rispetto al 2007), il 72 per cento delle quali è concentrato nel Regno Unito, in Spagna, Germania, Francia e Italia.

A facilitare il compito dei criminali c’è il fatto che un buon numero di nuovi sportelli viene installato in luoghi diversi da banche e istituti finanziari colonizzando supermercati, aeroporti e distributori di benzina. Tra le varie modalità di sottrazione del denaro quella preferita rimane il prelievo diretto di contanti, eseguito dopo regolare furto del codice PIN personale attraverso pratiche come lo shoulder surfing (che in sostanza consiste nello spiare l’utente durante l’inserimento del PIN) o diverse tecniche di skimming hardware (10.302 denunce nel 2008), dove il truffatore o la banda di turno impiegano microtelecamere, tastiere contraffatte o vere e proprie riproduzioni posticce degli ATM reali.

In aumento anche l’impiego di tecniche più sofisticate per la clonazione di carte e il furto di PIN, inclusi l’utilizzo delle comunicazioni senza fili su Bluetooth e l’installazione di malware ad hoc direttamente all’interno delle macchine. I criminali non disdegnano poi il vecchio ma sempre valido metodo del furto con scasso (32 per cento in più) con sfondamento dello sportello, utilizzo di esplosivi, seghe circolari, lance termiche e trapani con punte diamantate.

“Gli sportelli automatici sono tra i bersagli preferiti dai criminali perché contengono denaro in contante, mentre carte di credito o Bancomat consentono ai malviventi di accedere ai conti correnti bancari dei clienti” spiega il direttore esecutivo di ENISA Andrea Pirotti, avvertendo che in futuro sarà sempre peggio perché i nuovi ATM erogano un numero superiore di servizi (come le ricariche per telefoni cellulari) aumentando di conseguenza l’attrattiva dei dispositivi per i criminali.

I consigli che l’agenzia dà agli utenti includono comportamenti di semplice buon senso che, a conti fatti, sono in grado di ridurre grandemente la possibilità di cadere vittima di questo genere di pratiche. Il manuale del buon utilizzatore di ATM stilato da ENISA include la scelta di uno sportello situato all’interno di istituti bancari e che sia ben illuminato, un attento controllo dell’ambiente circostante per controllare l’eventuale presenza di persone sospette a distanza un po’ troppo corta, e un’altrettanto puntuale verifica delle condizioni integre di tastiera, sportello e tutto l’insieme hardware dello sportello.

“Per troppo tempo la sicurezza informatica si è focalizzata esclusivamente sulle soluzioni tecniche volte a massimizzare la protezione – dice ancora Pirotti, mentre – la maggior parte dei reati commessi tramite gli sportelli automatici sfrutta l’elemento umano e i titolari di carte di credito e Bancomat devono essere più consapevoli dei rischi a cui sono esposti e di come è possibile evitare di rimanere vittime di frodi”.





Facebook si spoglia

14 09 2009

Tolti gli indumenti più pesanti per una nuova veste più leggera. Ne beneficeranno gli utenti dalle connessioni più lente e tutti quelli che non hanno mai visto di buon occhio applicazioni e riquadri Roma – Facebook si alleggerisce, togliendosi di dosso ingombranti accessori come applicazioni e riquadri particolari, per vestirsi in maniera più comoda e semplice. Il social network più diffuso al mondo ha deciso così di avviare la diffusione planetaria della sua versione Lite, specialmente indicata per quei paesi il cui traffico dati resta ancora bloccato all’interno di connessioni troppo lente.L'homepage di Facebook LiteFacebook più leggero, dunque, che punta alla semplicità dei suoi servizi più importanti, come l’inserimento di fotografie, la firma sulle bacheche e la possibilità di postare video e partecipare agli eventi più disparati. Applicazioni terze e box speciali costringevano, invece, l’utente con connessioni meno performanti ad attendere tempi troppo lunghi e noiosi per il caricamento completo del suo profilo social. Un problema che poteva costare alla popolarità del sito, alla luce di quanto hanno dichiarato i vertici aziendali: che il 30 per cento dei 250 milioni di utenti Facebook risiede all’interno degli Stati Uniti dove, nelle aree rurali, la banda è spesso stretta. Sono stati proprio gli iscritti a stelle e strisce ad osservare per primi i vari cambiamenti introdotti dalla versione Lite, insieme a quelli dell’India. L’obiettivo è comunque quello di estenderli a tutti entro il breve periodo, per rendere completa una metamorfosi che ha scatenato subito la curiosità di appassionati e professionisti del settore.

Alcuni hanno evidenziato una certa somiglianza con Twitter, una volta abbandonati i fronzoli più pesanti da caricare. Altri hanno, invece, esternato il proprio plauso nei confronti di una versione che non annoia ed è decisamente meno affollata, mettendola in particolare a confronto con quella full. Anche l’occhio più social, in effetti, vuole la sua parte.

fonte: puntoinformatico





Partito Pirata: il programma europeo

9 09 2009
Rick Falkvinge parla di ciò che si accinge a realizzare al Parlamento UE. Tra dottrina Sarkozy e diritto alla privacy, per tentare di aumentare le garanzie digitali per i cittadini
Roma – Dal fondatore e leader del primo Partito Pirata in circolazione, quello svedese, ci si aspetterebbe un assalto al diritto d’autore e all’establishment dei detentori dei diritti con il proverbiale coltello tra i denti. Eppure, ascoltando e osservando Rick Falkvinge durante uno delle sue prime uscite pubbliche dopo l’elezione al seggio europeo, si ha l’impressione di essere al cospetto di un oratore di buon livello e di un politico lucido: che fa delle proposte ragionevoli, condivisibili, apprezzabili. Ma che, fermandosi a riflettere un attimo, sono potenzialmente dirompenti in un contesto come quello della UE dove sono in discussione il Pacchetto Telecom e la dottrina Sarkozy.
Certo, l’occasione nella quale il discorso di Falkvinge si tiene aiuta senz’altro: il primo congresso della neonata associazione Agorà Digitale, tenutosi a Salerno a margine di una settimana di lavori del Partito Radicale, e che proprio negli esponenti del partito il cui leader è Marco Cappato ha trovato fondatori e primi sostenitori. Una platea ben disposta ad ascoltare e raccogliere suggerimenti, mutuare l’esperienza del Partito Pirata in Svezia: che alle ultime elezioni si è preso la soddisfazione di divenire la terza forza politica del paese, superando organizzazioni sulla piazza da molti anni e con un apparato associativo di gran lunga più capillare e in teoria radicato di quello dei seguaci dei bucanieri.
Falkvinge, in ogni caso, non è tipo da nascondersi dietro un dito: ammette candidamente che senza la vicenda The Pirate Bay, senza il raid del 2006 e il processo del 2009, forse il suo partito non sarebbe dove si trova adesso. Ma, allo stesso tempo, è pronto a rivendicare il suo seggio al Parlamento Europeo con alcune proposte (concrete o meno si vedrà) che ovviamente riguardano i temi caldi della sua campagna elettorale e che molto cari risultano agli abitanti della Rete: anonimato, copyright, equo compenso e, dulcis in fundo, ACTA.
Il leader del Partito Pirata, come detto, è un abile parlatore: si esprime con calma e snocciola fatti e date, costruisce con attenzione le sue tesi. Ricorda la nascita del Copyright nel 1557, nel Regno Unito, e le ragioni storiche che spinsero le gerarchie ecclesiastiche a volere questa misura di controllo sul nuovo mezzo di diffusione del sapere; rammenta cosa accadde negli anni ’60 e ’70 con le prime radio pirata, che dalle acque extra-territoriali rompevano il “monopolio”, così lo chiama, del governo su questo mezzo; conclude citando la rivoluzione delle TV commerciali degli anni ’80, e di come in Svezia a lungo i decoder satellitari siano rimasti fuorilegge a causa del ritardo con cui lo stato ha provveduto a riformare le leggi in merito.
Tutto per arrivare a un punto: il copyright, il diritto d’autore, gli interessi delle major del disco e della celluloide, secondo Falkvinge non sono altro che il pretesto che i governi di tutto il mondo hanno adottato per tentare di mettere sotto controllo il nuovo strumento principe di diffusione delle informazioni. Internet: che è anonimo, che è democratico e incontrollabile, dove tutti possono avere la propria opinione e dove chiunque può verificare fatti, dati, avvenimenti, smentire ricostruzioni mendaci e bugie elettorali.
Dopo l’affondo, Falkvinge stempera l’aggressività: il suo Partito Pirata, e non potrebbe essere altrimenti visto che concorre a cariche parlamentari, non è l’ultima organizzazione anarchica eversiva. È piuttosto “la nuova generazione delle associazioni per i diritti civili”: una struttura orizzontale che tenta di rispondere alle esigenze nuove di chi è cittadino anche online, riportando sulla Rete tutti i diritti acquisiti e incontestati di cui già chiunque gode nei paesi occidentali quando si parla di “vita reale”.
“I governi occidentali criticavano la Cina per la censura su Internet – incalza il leader svedese – Ora emulano il governo cinese, in silenzio: aumentano le intercettazioni, anche internazionali, e di pari passo aumenta la data retention: in Germania, la metà dei cittadini ha smesso di telefonare a psicologi e altri servizi di assistenza per il timore che il governo possa tenere traccia di queste chiamate”. C’è bisogno di adottare subito delle contromisure – citate ovviamente cifratura, anonimizzazione di ogni tipo (concetti per altro già sostenuti in passato in Italia da altre associazioni) – ma ci sono anche altre iniziative che vanno intraprese per tentare di tener testa ad un sistema di controllo draconiano dei cittadini.
“I governi pensano – aggiunge ancora – che Internet sia un gioco da togliere ad un bambino quando è stato cattivo: non credono che Internet sia una cosa reale, tangibile”. Al web vengono applicate regole diverse e, per certi versi secondo Falkvinge, incomprensibili: la posta è inviolabile se spedita con busta e francobollo, ma facilmente intercettata quando è composta di bit. Le biblioteche pubbliche prestano titoli coperti dal diritto d’autore a titolo gratuito da 150 anni: lo stesso deve poter avvenire, per uso privato, anche online. Gli intermediari non sono responsabili di quanto trasportano: dall’epoca dell’Impero Romano “ambasciator non porta pena”, e questo deve rimanere valido offline (dove corrieri e uffici postali non sono responsabili di quanto viene spedito) quanto online.
Il Partito Pirata, a partire da oggi con le prime sedute del nuovo Parlamento Europeo, cercherà di portare all’attenzione dell’agenda politica queste problematiche: punibilità per violazione del copyright solo se fatto per scopi commerciali (equivalente, secondo Falkvinge, alla legalizzazione del file sharing per i privati); limite di cinque anni alla durata del diritto d’autore; riconoscimento del diritto di remix, mashup e riutilizzo creativo dei contenuti; riconoscimento della paternità delle opere, per evitare il plagio. Infine, la rivisitazione del principio dell’equo compenso e contrasto alla cosiddetta broadband tax: chi verrebbe compensato per il traffico generato online, scherza Falkvinge, i detentori dei diritti sulla musica e i film, o i produttori di materiale pornografico che da tempo producono introiti in Rete?
L’intervento di Falkvinge si chiude con una risposta diplomatica al guru del software libero Richard Stallman, che aveva contestato l’ipotesi di una limitazione a cinque anni del diritto d’autore temendo che pezzi di codice libero potessero finire all’interno di software proprietario. Falkvinge liquida l’ipotesi di un archivio di stato del codice sorgente, e pone l’accento sul discorso competitività: “Se un software closed source ha bisogno di integrare pezzi di free software vecchio di cinque anni, superando in questo modo il suo omologo libero, ci sarebbe comunque un problema”. E poi, da politico d’esperienza, ringrazia Stallman e lo invita a continuare nel suo lavoro che tanta importanza riveste per la comunità.

Partito Pirata: il programma europeo

Rick Falkvinge parla di ciò che si accinge a realizzare al Parlamento UE. Tra dottrina Sarkozy e diritto alla privacy, per tentare di aumentare le garanzie digitali per i cittadini

Roma – Dal fondatore e leader del primo Partito Pirata in circolazione, quello svedese, ci si aspetterebbe un assalto al diritto d’autore e all’establishment dei detentori dei diritti con il proverbiale coltello tra i denti. Eppure, ascoltando e osservando Rick Falkvinge durante uno delle sue prime uscite pubbliche dopo l’elezione al seggio europeo, si ha l’impressione di essere al cospetto di un oratore di buon livello e di un politico lucido: che fa delle proposte ragionevoli, condivisibili, apprezzabili. Ma che, fermandosi a riflettere un attimo, sono potenzialmente dirompenti in un contesto come quello della UE dove sono in discussione il Pacchetto Telecom e la dottrina Sarkozy.

Certo, l’occasione nella quale il discorso di Falkvinge si tiene aiuta senz’altro: il primo congresso della neonata associazione Agorà Digitale, tenutosi a Salerno a margine di una settimana di lavori del Partito Radicale, e che proprio negli esponenti del partito il cui leader è Marco Cappato ha trovato fondatori e primi sostenitori. Una platea ben disposta ad ascoltare e raccogliere suggerimenti, mutuare l’esperienza del Partito Pirata in Svezia: che alle ultime elezioni si è preso la soddisfazione di divenire la terza forza politica del paese, superando organizzazioni sulla piazza da molti anni e con un apparato associativo di gran lunga più capillare e in teoria radicato di quello dei seguaci dei bucanieri.

Falkvinge, in ogni caso, non è tipo da nascondersi dietro un dito: ammette candidamente che senza la vicenda The Pirate Bay, senza il raid del 2006 e il processo del 2009, forse il suo partito non sarebbe dove si trova adesso. Ma, allo stesso tempo, è pronto a rivendicare il suo seggio al Parlamento Europeo con alcune proposte (concrete o meno si vedrà) che ovviamente riguardano i temi caldi della sua campagna elettorale e che molto cari risultano agli abitanti della Rete: anonimato, copyright, equo compenso e, dulcis in fundo, ACTA.

Il leader del Partito Pirata, come detto, è un abile parlatore: si esprime con calma e snocciola fatti e date, costruisce con attenzione le sue tesi. Ricorda la nascita del Copyright nel 1557, nel Regno Unito, e le ragioni storiche che spinsero le gerarchie ecclesiastiche a volere questa misura di controllo sul nuovo mezzo di diffusione del sapere; rammenta cosa accadde negli anni ’60 e ’70 con le prime radio pirata, che dalle acque extra-territoriali rompevano il “monopolio”, così lo chiama, del governo su questo mezzo; conclude citando la rivoluzione delle TV commerciali degli anni ’80, e di come in Svezia a lungo i decoder satellitari siano rimasti fuorilegge a causa del ritardo con cui lo stato ha provveduto a riformare le leggi in merito.

Tutto per arrivare a un punto: il copyright, il diritto d’autore, gli interessi delle major del disco e della celluloide, secondo Falkvinge non sono altro che il pretesto che i governi di tutto il mondo hanno adottato per tentare di mettere sotto controllo il nuovo strumento principe di diffusione delle informazioni. Internet: che è anonimo, che è democratico e incontrollabile, dove tutti possono avere la propria opinione e dove chiunque può verificare fatti, dati, avvenimenti, smentire ricostruzioni mendaci e bugie elettorali.

Dopo l’affondo, Falkvinge stempera l’aggressività: il suo Partito Pirata, e non potrebbe essere altrimenti visto che concorre a cariche parlamentari, non è l’ultima organizzazione anarchica eversiva. È piuttosto “la nuova generazione delle associazioni per i diritti civili”: una struttura orizzontale che tenta di rispondere alle esigenze nuove di chi è cittadino anche online, riportando sulla Rete tutti i diritti acquisiti e incontestati di cui già chiunque gode nei paesi occidentali quando si parla di “vita reale”.

“I governi occidentali criticavano la Cina per la censura su Internet – incalza il leader svedese – Ora emulano il governo cinese, in silenzio: aumentano le intercettazioni, anche internazionali, e di pari passo aumenta la data retention: in Germania, la metà dei cittadini ha smesso di telefonare a psicologi e altri servizi di assistenza per il timore che il governo possa tenere traccia di queste chiamate”. C’è bisogno di adottare subito delle contromisure – citate ovviamente cifratura, anonimizzazione di ogni tipo (concetti per altro già sostenuti in passato in Italia da altre associazioni) – ma ci sono anche altre iniziative che vanno intraprese per tentare di tener testa ad un sistema di controllo draconiano dei cittadini.

“I governi pensano – aggiunge ancora – che Internet sia un gioco da togliere ad un bambino quando è stato cattivo: non credono che Internet sia una cosa reale, tangibile”. Al web vengono applicate regole diverse e, per certi versi secondo Falkvinge, incomprensibili: la posta è inviolabile se spedita con busta e francobollo, ma facilmente intercettata quando è composta di bit. Le biblioteche pubbliche prestano titoli coperti dal diritto d’autore a titolo gratuito da 150 anni: lo stesso deve poter avvenire, per uso privato, anche online. Gli intermediari non sono responsabili di quanto trasportano: dall’epoca dell’Impero Romano “ambasciator non porta pena”, e questo deve rimanere valido offline (dove corrieri e uffici postali non sono responsabili di quanto viene spedito) quanto online.

Il Partito Pirata, a partire da oggi con le prime sedute del nuovo Parlamento Europeo, cercherà di portare all’attenzione dell’agenda politica queste problematiche: punibilità per violazione del copyright solo se fatto per scopi commerciali (equivalente, secondo Falkvinge, alla legalizzazione del file sharing per i privati); limite di cinque anni alla durata del diritto d’autore; riconoscimento del diritto di remix, mashup e riutilizzo creativo dei contenuti; riconoscimento della paternità delle opere, per evitare il plagio. Infine, la rivisitazione del principio dell’equo compenso e contrasto alla cosiddetta broadband tax: chi verrebbe compensato per il traffico generato online, scherza Falkvinge, i detentori dei diritti sulla musica e i film, o i produttori di materiale pornografico che da tempo producono introiti in Rete?

L’intervento di Falkvinge si chiude con una risposta diplomatica al guru del software libero Richard Stallman, che aveva contestato l’ipotesi di una limitazione a cinque anni del diritto d’autore temendo che pezzi di codice libero potessero finire all’interno di software proprietario. Falkvinge liquida l’ipotesi di un archivio di stato del codice sorgente, e pone l’accento sul discorso competitività: “Se un software closed source ha bisogno di integrare pezzi di free software vecchio di cinque anni, superando in questo modo il suo omologo libero, ci sarebbe comunque un problema”. E poi, da politico d’esperienza, ringrazia Stallman e lo invita a continuare nel suo lavoro che tanta importanza riveste per la comunità.

Fonte: puntoinformatico





Manda cartolina,arriva dopo 72 anni

4 09 2009

Francia, la destinataria è ormai morta

Ha scritto una cartolina alla sua amata e le poste francesi l’hanno recapitata dopo “soli” 72 anni. L’allora ragazzo J.A. Achiardi, l’11 agosto del 1937 scrisse all’amata Fernanda, parrucchiera apprendista. La destinataria è morta 40 anni fa, nel 1969, e la cartolina è stata recapitata lo scorso 25 agosto alla sorella di 94 anni. “L’unica spiegazione è che sia caduta dietro una cassa dello smistamento”, ha spiegato il direttore delle poste di Nizza.

Sulla cartolina c’erano solo poche parole, “Bon Souvenir”, con la firma. Olga Platini, la sorella 94enne della destinataria, se l’è ritrovata in mezzo alla posta recapitata a casa, proveniente dal centro di smistamento della città della Costa Azzurra.

Capita anche alle poste francesi, celebri per la loro efficienza, di consegnare una cartolina in ritardo. Di 72 anni.
Fonte Tgcom








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