GeeXboX – Non buttare il tuo vecchio PC guarda cosa ci puoi fare!!!

16 01 2010

GeexBox è una particolare distribuzione GNU/Linux che trasforma il vostro computer in un impianto multimediale completo di lettore DVD, VCD, SVCD, XCD, Audio CD, DivX, Xvid, Mp3, Ogg, e tanti altri formati audio/video.

GeexBox è distribuita come una iso bootabile da masterizzare su cd; è possibile utilizzarla da sola o creare un cd contenente sia GeexBox che i file multimediali da eseguire.
La iso pronta e scaricabile è disponibile solo in inglese o in francese, per questo è meglio scaricare l’iso generator, che permette anche di configurare telecomando, parametri di visualizzazione e sfondi…
L’uso di hard disk non è assolutamente necessario, in quanto il cd è bootable e il sistema operativo si carica nella memoria RAM; una volta caricato il cd viene espulso e viene chiesto di inserire il cd con i file multimediali (a meno che non siano già presenti sul cd con GeexBox).

A mio avviso preparare il vs vecchio pc con un DiscoRigido di ragionevole dimensioni [50gb] ci caricate sopra la distribuzione linux, poi tramite wifi o Lan ci caricate su i film che volete, se poi avete un telecomando compatibile siete a posto, avete un piattaforma multimediale degna di invidia e molto potente.
Ovviamente la scheda madre deve supportare l’avvio da cd-rom, quindi si dovrà impostare il cd come dispositivo di boot.
La distribuzione, comunque, può anche essere installata su hard disk o su memoria USB e permette di leggere i file anche dal disco o dalla rete locale, se viene installata una scheda di rete.

Requisiti:

Qui trovate tutte le informazione dettagliatamente con le compatibilità dell’hardware

  • Processore Pentium 2 400MHz o Machintosh G3 o superiori (maggiore è la velocità/architettura, migliore sarà il risultato finale);
  • 64MB di RAM (idem, più se ne ha, meglio è);
  • lettore CD-ROM o DVD-ROM IDE;
  • Scheda video con minimo 8MB RAM, se si vuole connettere alla TV necessita di TV-Out;
  • Scheda audio qualsiasi, purchè supportata da linux;
  • Scheda madre che permette il boot da CD/DVD-ROM;
  • Tastiera o telecomando (miro PC TV pro, ati remote wonder o qualsiasi telecomando TV a 38KHz);
  • Opzionali: scheda di rete, hard disk/pendrive USB, Scheda TV o di acquisizione;

se vi serve una guida qui trovare tutto





Linus attacca Linux

23 09 2009

Il creatore del pinguino si lamenta apertamente per le condizioni del suo kernel open source. Diventato grosso e intrattabile al di là delle sue aIl creatore del pinguino si lamenta apertamente per le condizioni del suo kernel open source. Diventato grosso e intrattabile al di là delle sue aspettative e possibilità di interventospettative e possibilità di intervento

Linus Torvalds è il creatore e attuale mantainer del kernel Linux, e se Linus Torvalds si esprime in termini non esattamente lusinghieri per la sua creatura c’è da ascoltare con attenzione. Interpellato durante il LinuxCon 2009, una delle più celebrate figure del movimento open source non usa mezzi termini definendo il kernel del pinguino “gonfio e grosso”, a un livello al di là di ogni possibile intervento correttivo.

Sebbene Linux non sia sempre in cima alle classifiche di preferenza, in qualche modo relegato alla parte di comprimario nel “retrobottega” della sfaccettata infrastruttura dell’IT moderno, in quanto a complessità e bachi (tappati?) pare non essere secondo ai ben più chiacchierati Windows e Mac OS X: secondo uno studio presentato alla convention della Linux Foundation a ogni nuova revisione le performance del pinguino calano del 2 per cento, con una riduzione complessiva del 12 per cento nelle ultime 10 release.

L’anno scorso sono state aggiunte 2,7 milioni di linee di codice, quasi 11mila se ne aggiungono ogni giorno e di queste i mantainer del kernel (Torvalds in primis) ne cancellano più di 5.600. Torvalds dice di essere “un po’ triste perché non siamo assolutamente il kernel piccolo e iper-efficiente che avevo immaginato quindici anni fa”. Linux è diventato gonfio come un pallone, continua Torvalds, con una “spaventosa” quantità di memoria occupata dalla cache delle istruzioni (icache), ma almeno si è sin qui dimostrato “piuttosto stabile” in termini di bug.

“Troviamo i bug con la stessa velocità con cui li implementiamo – rivela il coder – anche se continuiamo ad aggiungere codice”. In quanto allo stato-mongolfiera del Pinguino, dice Torvalds, nessuno al mondo può oramai farci niente: “Non dico che sia una situazione accettabile – sostiene – Accettabile ed evitabile sono due cose diverse. È inaccettabile ma è probabilmente anche inevitabile”.

La necessità, data oggi per scontata, di far girare i sistemi operativi basati su Linux su una quantità praticamente sterminata di dispositivi (dai supercomputer terafloppici agli smartphone di grido di Motorola) fa sì che il Pinguino risulti indigesto persino al suo creatore, sebbene il modello di sviluppo del sistema sia quantomeno migliorato dopo che Torvalds ha fatto la voce grossa con “molte persone” colpevoli di “fare le cose in modo da rendermi la vita più difficile”.

Fonte





Pinguini scientifici e distro col fiato corto

7 09 2009

Nella vita di Linux c’è spazio per customizzazioni eccellenti a scopo eminentemente di ricerca. Ma anche per dibattiti sull’opportunità di sopperire alle carenze commerciali con l’impegno della community

Roma – Quando Linux si dedica alla scienza, che cosa viene fuori? Ovviamente Scientific Linux, versione specialistica del multiforme sistema operativo del pinguino espressamente pensata per gli istituti di ricerca, i laboratori e le università sparse ai quattro angoli del globo. La distro è in sostanza una versione modificata di Red Hat Enterprise, e i principali mantainer del progetto ci tengono a sottolineare la leggerezza del “tocco” con cui hanno customizzato il sistema per adattarlo alle loro esigenze.

A volere Scientific Linux sono stati nomi importanti del panorama scientifico mondiale, come l’istituto statunitense Fermilab e il CERN di Ginevra (la “culla” del World Wide Web), vale a dire i principali protagonisti della ricerca sulla fisica ad alte energie. L’obiettivo fondamentale di SL è “ridurre la duplicazione degli sforzi dei laboratori, e avere una base installata comune ai vari sperimentatori”. Per mantenere una stretta compatibilità con Red Hat, i ricercatori hanno ridotto al minimo le modifiche ai sorgenti e l’aggiunta di nuovi pacchetti, come nel caso del file system OpenAFS e del client e-mail Pine.

Un’altra importante caratteristica di SL è l’introduzione dei “siti”, un sistema grazie al quale i laboratori possono customizzare ulteriormente la distro secondo le proprie specifiche esigenze modificando programma di installazione, pacchetti rpm, configurazioni e “qualsiasi altra cosa immaginabile” senza mettere mano al sistema operativo base

.

Oltre che per le possibilità di personalizzazione di SL si parla bene anche di una gestione professionale e ben delineata, al contrario ad esempio di CentOS (che con SL ha molte somiglianze) passato per un periodo non proprio felicissimo in quanto a leadership e idee sul futuro del progetto.

E di futuro e nuove idee su come procedere si parla anche in casa (open)SUSE, dove in risposta alla riduzione della durata del supporto da 24 a 18 mesi la community si è attivata per ideare una nuova versione gratuita di SUSE Linux che colmi il gap tra openSUSE e l’edizione commerciale SUSE Linux Enterprise Server. Le idee espresse sulla mailing list di openSUSE a riguardo includono una versione regolare di openSUSE con un supporto a lungo termine chiamata “openSUSE LTS”, e una soluzione sul modello di CentOS che preveda la creazione di una distro gratuita “openSLE” partendo dai sorgenti del pacchetto SLES commerciale.

Fonte: PuntoInformatico








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