Principi di vita.. Dalai Lama

18 09 2010

Amo andare fuori tema, vedere un po’ di cultura, ma soprattutto condividerla con voi!!!

1. Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.

2. Quando perdi, non perdere la lezione.

3. Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.

4. Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.

5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.

6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.

7. Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.

8. Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.

9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.

10. Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.

11. Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.

12. Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.

13. Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.

14. Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.

15. Sii gentile con la Terra.

16. Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.

17. Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.

18. Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

Dalai Lama





Midomi, trovare le canzoni canticchiando…

7 09 2010

Sembra una fantasia per tutti quelli che danno di matto per trovare una canzone, ma invece no, funziona quasi per magia!!!

“Midomi” risolve questo problema in un modo tanto semplice quanto efficace. Basta recarsi sul sito, cliccare sul modulo di ricerca, autorizzare l’applet ad avere accesso al nostro microfono e il gioco è fatto. Basterà “canticchiare” quel che ci ricordiamo e la ricerca avrà inizio.

Io sono stonatissimo e devo dire che le quattro ricerche che ho fatto (anche di canzoni poco famose) ha dato risultati esatti e appropriati, da ciò deduco che è stato prodotto un algoritmo davvero notevole.

Non è infatti facile tradurre input analogici in digitali e poi rielaborare questi dati combinandoli con la base dati a disposizione, sono programmazioni delicate che richiedono passione, abilità e la pazienza di fare i giusti “tuning” finali per ottimizzare il risultato.

fonte

http://www.midomi.com/





PS3 craccata da Geohot: dopo 3 anni

26 01 2010

ps3 crack geohot

PS3 craccata, un sogno che si avvera. Questa la reazione di molti possessori di Playstation 3 alla notizia che Geohot, hacker famoso in tutto il mondo per aver sbloccato dispositivi del calibro di iPhone, è riuscito a far cadere il fortino di Sony – che ha tenuto per ben 3 anni, 2 mesi ed 11 giorni – e a craccare la PS3.

Purtroppo, non sono stati ancora rilasciati immagini o video relativi al crack Playstation 3 in azione, ma il suo autore ha pubblicato un bel po’ di dettagli a riguardo.

Secondo quanto scritto sul suo blog, Geohot avrebbe ottenuto un accesso completo alla console (sia in lettura che in scrittura), effettuato il DUMP della NAND (senza rimuoverla e senza usare chip), ottenuto l’accesso all’Hypervisor e sarebbe in procinto di decifrare le chiavi di codifica/decodifica della console.

Insomma, se le dichiarazioni dell’hacker si rivelassero veritiere (e non abbiamo particolari motivi per dubitarne), il crack PS3 potrebbe presto iniziare a fare il giro del mondo e una PS3 craccata potrebbe presto entrare nelle case di milioni di utenti. Probabilmente molti più di quelli che attualmente posseggono una Playstation 3 non modificata.

fonte 1 2





L’Italia prepara una legge per la censura dei messaggi in internet

26 01 2010
Articolo di , pubblicato sabato 23 gennaio 2010 in USA.

[Herald Tribune]

MILANO – Silvio Berlusconi sta agendo per estendere il proprio controllo dei media al mondo di internet di Google e Youtube, da sempre libero.

Spingendosi oltre rispetto agli altri governi europei, il governo del Presidente del Consiglio ha preparato la bozza di un decreto che renderebbe obbligatoria la verifica preliminare dei video caricati dagli utenti su siti quali Youtube, di proprietà di Google, e la francese Dailymotion, così come su blog e siti di informazione online.

Google, le organizzazioni per la tutela della libertà di stampa e i gestori di servizi di telecomunicazioni chiedono modifiche alla bozza di decreto per evitare che il provvedimento, dall’iter breve, entri in vigore già il 4 febbraio. Ritengono, infatti, che il decreto limiterebbe la libertà di espressione e renderebbe obbligatorio il compito, tecnicamente molto impegnativo, se non impossibile, di monitorare ciò che ogni singolo individuo carica su internet.

Secondo Reporter Senza Frontiere il provvedimento potrebbe costringere i siti internet a dover richiedere delle licenze per operare in Italia.

Il decreto di 34 pagine rende obbligatorio il controllo preventivo di qualsiasi contenuto potenzialmente pericoloso per i minori, come pornografia o eccessiva violenza e richiederebbe ai gestori dei servizi di telecomunicazioni di chiudere i siti internet che non rispettino tali norme, rischiando in caso contrario sanzioni fra i 210 e i 210.960 dollari [circa 150 - 150.000 euro ndT]. Secondo la bozza, il controllo dovrebbe essere svolto da “una authority”, senza ulteriori particolari, sollevando domande fra i difensori della libertà di stampa riguardo le modalità con cui potrebbe venire implementato.

Reporter Senza Frontiere ha reso noto in un comunicato di questa settimana che le bozze di decreto allo stato attuale “rappresentano un’altra minaccia alla libertà d’espressione in Italia.”

La bozza di decreto è stata redatta a metà dicembre, più o meno mentre l’impero mediatico fondato da Berlusconi annunciava una richiesta per danni di almeno 779 milioni di dollari [500 milioni di euro ndT] nei confronti di Youtube e Google per presunto uso improprio di video che aveva prodotto. La mossa è una risposta a una direttiva dell’Unione europea del 2007 volta a creare una normativa per i media, ma solo l’Italia l’ha interpretata col significato di mettere in difficoltà le società su Internet.

Il decreto sfida anche e per sua stessa natura il modello d’affari adottato da Youtube, condiviso anche da altre piattaforme che offrono servizi di hosting, basato sulla facoltà data agli utenti di caricare video senza essere controllati. Questo principio è al centro del processo di Milano nel quale 4 funzionari di Google sono stati accusati di diffamazione e violazione della privacy per aver consentito che venisse reso pubblico in rete un video nel quale un giovane autistico era oggetto di abusi. Google ha affermato di aver rimosso il video il più velocemente possibile. La sentenza è attesa nelle prossime settimane e i funzionari rischiano la prigione.

Il decreto potrebbe anche fornire uno strumento per occuparsi in maniera veloce dei ‘gruppi d’odio’, come quelli che hanno lodato l’aggressore di Berlusconi, spuntati come funghi su Facebook dopo che Berlusconi è stato colpito da un uomo che gli ha lanciato una statuetta.

Carlo Carnevale Maffe, economista di internet dell’Università Bocconi di Milano, afferma che internet deve essere regolata come le altre piattaforme economiche, altrimenti le grandi aziende manterranno una stretta monopolistica e continueranno a diventare sempre più grandi e potenti.

“Non posso considerare Youtube come un benefattore verso l’umanità. Devo considerare Youtube come una società,” ha dichiarato Maffe. “Google e internet vivono senza regolamentazione in tutto il mondo. Questo è impossibile e abbiamo bisogno di chiarire i limiti di questa nuova piattaforma.”

La preoccupazione di Google è che il decreto prenda di mira i contenuti creati dagli utenti, che per loro stessa natura non sono gestiti allo stesso modo dei contenuti prodotti dai network televisivi. Secondo Google non era questa l’intenzione della direttiva europea.

“Se io sono la BBC e sto usando il web per trasmettere la mia IPTV (Internet protocol TV), sono nel campo di applicazione della direttiva. Se io sono un utente che invia su Youtube il video del compleanno di suo figlio, non sono sotto il campo di applicazione della direttiva,” ha affermato venerdì Marco Pancini, consigliere senior per le politiche europee di Google Italia.

[Articolo originale "Italy drafts law for censorship of Internet postings" di Colleen Barry]
FONTE!





TGtech 1 ottobre 2009: Dell Latitude Z ricarica senza fili

2 10 2009

“Dell Latitude Z, il primo portatile caricabile senza fili; Microsoft: Windows 7 e Internet Explorer il punto della situazione; Adobe rilascia la versione 8 di Photoshop e Premiere Elements; Volume più basso, questo il dictat della Commissione Europea; Rivoluzione Vodafone 360: linux, interfaccia 3D e social network”

La possibilità di ricaricare un portatile o un qualunque apparecchio elettronico senza utilizzare cavi di collegamento è un obiettivo importante per molti costruttori e più volte questa opzione è stata preannunciata come futuribile. Dell rompe gli indugi e presentando l’interessante modello Latitude Z cita tra le varie caratteristiche la possibilità di ricaricare la batteria con un sistema a induzionealimentatore tradizionale e cavi elettrici spariti. Inoltre, il nuovo Latitude Z è costruito su piattaforma Intel CULV (processori SU9600 da 1.6GHz in abbinamento a 4GB di memoria DDR3 e SU9400 da1.4GHz e 2GB DDR3) e il display ha una diagonale da 16 pollici.

Dedichiamoci ora all’ambito software nel quale Microsoft questa settimana occupa ampio spazio in questo appuntamento di TGtech. A poche settimane dall’annuncio ufficiale e dalla disponibilità sul mercato di Windows 7 alcune software house sollevano polemiche in merito al “ballot screen”, ossia al sistema attraverso il quale l’utente avrà la possibilità di installare il proprio browser webpreferito.

Secondo quanto riferito da un rappresentante del Comitato Europeo per i Sistemi Interoperabili, che vede anche la software house Opera tra le proprie fila, il ballot screen è ritenuto generare confusione nell’utente che vuole cambiare il browser in quanto questa operazione richiederebbe numerose conferme e allarmerebbe l’utente con messaggi di attenzione e domande fuorvianti.

Questa settimana Microsoft ha anche confermato alcune caratteristiche relative alle licenze di installazione di Windows 7 sui netbook: nessuna limitazione per l’installazione del nuovo sistema operativo e nessun limite di tre applicazioni contemporaneamente in esecuzione per la versione Starter Edition. Nella versione entry level di Windows 7 i limiti sono altri: l’interfaccia Aero Glass sarà disattivata, taskbar sarà più semplice rispetto alle versioni standard, non è previsto Aero Peek e la possibilità di gestire HomeGroups. Inoltre, non saranno presenti le componenti Windows Media Center, non potrà essere visualizzato un DVD video e non sarà nemmeno possibile collegare al pc un monitor secondario.

Adobe ha lanciato ufficialmente la versione 8 dei noti software di elaborazione foto e video che prendono il nome di Adobe Photoshop ElementsAdobe Premiere Elements. Questi nuovi software offrono un livello funzionale minimo e un’interfaccia grafica adatta anche ai non professionisti; le nuove versioni di Adobe Photoshop Elements e Adobe Premiere Elements integrano ora tecnologie e funzionalità già disponibili nelle soluzioni professionali CS3.

La Commissione Europea impone di nuovi standard di volume audio per tutti i dispositivi in grado di riprodurre musica. I nuovi limiti imposti al volume standard saranno di 80 dB(A) se l’ascolto arriva fino a 40 ore settimanali mentre a 89 dB(A) fino 5 ore settimanali. Di fatto ai produttori verrà richiesto di adattare le impostazioni di default a tali limiti ma l’utente – a suo rischio e pericolo – potrà alzare il volume anche a livelli superiori.

L’ultima notizia di TGtech riguarda Vodafone che nei giorni scorsi ha presentato un’importante iniziativa: Vodafone 360 è un progetto in cui vengono coinvolti produttori di dispositivi mobili, sviluppatori di servizi e software Linux, oltre ovviamente al gestore della rete stessa. L’obiettivo pare essere quello di fornire all’utente una soluzione completa per fruire dei principali servizi e applicazioni web utilizzando il proprio telefono nel modo più semplice e intuitivo possibile.

TGtech - 1 ottobre 2009





Ruota panoramica al parco sempione

14 09 2009

Una ruota panoramica per osserrvare la città dall’alto. Sarà la nuova attrazione del Parco Sempione, pronta come un regalo di Natale alla città entro la fine dell’anno. L’appalto per la sua costruzione è stato vinto dalla svizzero-olandese Ronald Bussink. La ruota sarà alta 53 metri, avrà 42 cabine da 8 posti e costerà circa 7 milioni di euro. Sarà del tutto simile a quella che la stessa azienda ha realizzato a Parigi in Place de la Concorde e a gestirla per nove anni sarà Fulvio Pelucchi con la sua Wonder Whell, il primo a proporre l’idea al Comune di Milano. Quella del  Sempione sarà la struttura non ancorata più grande mai realizzata in Italia.

Inoltre in memoria di un grande uomo,  verrà probabilmente dedicata a Mike Bongiorno

fonte: repubblica.it





Top 10 most famous hackers of all time

9 09 2009

PART 1 – BLACK HAT CRACKERS
The Internet abounds with hackers, known as crackers or “black hats,” who work to exploit computer systems. They are the ones you’ve seen on the news being hauled away for cybercrimes. Some of them do it for fun and curiosity, while others are looking for personal gain. In this section we profile five of the most famous and interesting “black hat” hackers.

1.

Jonathan James: James gained notoriety when he became the first juvenile to be sent to prison for hacking. He was sentenced at 16 years old. In an anonymous PBS interview, he professes, “I was just looking around, playing around. What was fun for me was a challenge to see what I could pull off.”

James’s major intrusions targeted high-profile organizations. He installed a backdoor into a Defense Threat Reduction Agency server. The DTRA is an agency of the Department of Defense charged with reducing the threat to the U.S. and its allies from nuclear, biological, chemical, conventional and special weapons. The backdoor he created enabled him to view sensitive emails and capture employee usernames and passwords.

James also cracked into NASA computers, stealing software worth approximately $1.7 million. According to the Department of Justice, “The software supported the International Space Station’s physical environment, including control of the temperature and humidity within the living space.” NASA was forced to shut down its computer systems, ultimately racking up a $41,000 cost. James explained that he downloaded the code to supplement his studies on C programming, but contended, “The code itself was crappy . . . certainly not worth $1.7 million like they claimed.”

Given the extent of his intrusions, if James, also known as “c0mrade,” had been an adult he likely would have served at least 10 years. Instead, he was banned from recreational computer use and was slated to serve a six-month sentence under house arrest with probation. However, he served six months in prison for violation of parole. Today, James asserts that he’s learned his lesson and might start a computer security company.
2.

Adrian Lamo: Lamo’s claim to fame is his break-ins at major organizations like The New York Times and Microsoft. Dubbed the “homeless hacker,” he used Internet connections at Kinko’s, coffee shops and libraries to do his intrusions. In a profile article, “He Hacks by Day, Squats by Night,” Lamo reflects, “I have a laptop in Pittsburgh, a change of clothes in D.C. It kind of redefines the term multi-jurisdictional.”

Lamo’s intrusions consisted mainly of penetration testing, in which he found flaws in security, exploited them and then informed companies of their shortcomings. His hits include Yahoo!, Bank of America, Citigroup and Cingular. When white hat hackers are hired by companies to do penetration testing, it’s legal. What Lamo did is not.

When he broke into The New York Times’ intranet, things got serious. He added himself to a list of experts and viewed personal information on contributors, including Social Security numbers. Lamo also hacked into The Times’ LexisNexis account to research high-profile subject matter.

For his intrusion at The New York Times, Lamo was ordered to pay approximately $65,000 in restitution. He was also sentenced to six months of home confinement and two years of probation, which expired January 16, 2007. Lamo is currently working as an award-winning journalist and public speaker.
3.

Kevin Mitnick: A self-proclaimed “hacker poster boy,” Mitnick went through a highly publicized pursuit by authorities. His mischief was hyped by the media but his actual offenses may be less notable than his notoriety suggests. The Department of Justice describes him as “the most wanted computer criminal in United States history.” His exploits were detailed in two movies: Freedom Downtime and Takedown.

Mitnick had a bit of hacking experience before committing the offenses that made him famous. He started out exploiting the Los Angeles bus punch card system to get free rides. Then, like Apple co-founder Steve Wozniak, dabbled in phone phreaking. Although there were numerous offenses, Mitnick was ultimately convicted for breaking into the Digital Equipment Corporation’s computer network and stealing software.

Mitnick’s mischief got serious when he went on a two and a half year “coast-to-coast hacking spree.” The CNN article, “Legendary computer hacker released from prison,” explains that “he hacked into computers, stole corporate secrets, scrambled phone networks and broke into the national defense warning system.” He then hacked into computer expert and fellow hacker Tsutomu Shimomura’s home computer, which led to his undoing.

Today, Mitnick has been able to move past his role as a black hat hacker and become a productive member of society. He served five years, about 8 months of it in solitary confinement, and is now a computer security consultant, author and speaker.
4.
Kevin Poulsen: Also known as Dark Dante, Poulsen gained recognition for his hack of LA radio’s KIIS-FM phone lines, which earned him a brand new Porsche, among other items. Law enforcement dubbed him “the Hannibal Lecter of computer crime.”

Authorities began to pursue Poulsen after he hacked into a federal investigation database. During this pursuit, he further drew the ire of the FBI by hacking into federal computers for wiretap information.

His hacking specialty, however, revolved around telephones. Poulsen’s most famous hack, KIIS-FM, was accomplished by taking over all of the station’s phone lines. In a related feat, Poulsen also “reactivated old Yellow Page escort telephone numbers for an acquaintance who then ran a virtual escort agency.” Later, when his photo came up on the show Unsolved Mysteries, 1-800 phone lines for the program crashed. Ultimately, Poulsen was captured in a supermarket and served a sentence of five years.

Since serving time, Poulsen has worked as a journalist. He is now a senior editor for Wired News. His most prominent article details his work on identifying 744 sex offenders with MySpace profiles.
5.
Robert Tappan Morris: Morris, son of former National Security Agency scientist Robert Morris, is known as the creator of the Morris Worm, the first computer worm to be unleashed on the Internet. As a result of this crime, he was the first person prosecuted under the 1986 Computer Fraud and Abuse Act.

Morris wrote the code for the worm while he was a student at Cornell. He asserts that he intended to use it to see how large the Internet was. The worm, however, replicated itself excessively, slowing computers down so that they were no longer usable. It is not possible to know exactly how many computers were affected, but experts estimate an impact of 6,000 machines. He was sentenced to three years’ probation, 400 hours of community service and a fined $10,500.

Morris is currently working as a tenured professor at the MIT Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory. He principally researches computer network architectures including distributed hash tables such as Chord and wireless mesh networks such as Roofnet.

PART 2 : White Hat Hackers

Hackers that use their skills for good are classified as “white hat.” These white hats often work as certified “Ethical Hackers,” hired by companies to test the integrity of their systems. Others, operate without company permission by bending but not breaking laws and in the process have created some really cool stuff. In this section we profile five white hat hackers and the technologies they have developed.

1.

Stephen Wozniak: “Woz” is famous for being the “other Steve” of Apple. Wozniak, along with current Apple CEO Steve Jobs, co-founded Apple Computer. He has been awarded with the National Medal of Technology as well as honorary doctorates from Kettering University and Nova Southeastern University. Additionally, Woz was inducted into the National Inventors Hall of Fame in September 2000.

Woz got his start in hacking making blue boxes, devices that bypass telephone-switching mechanisms to make free long-distance calls. After reading an article about phone phreaking in Esquire, Wozniak called up his buddy Jobs. The pair did research on frequencies, then built and sold blue boxes to their classmates in college. Wozniak even used a blue box to call the Pope while pretending to be Henry Kissinger.

Wozniak dropped out of college and came up with the computer that eventually made him famous. Jobs had the bright idea to sell the computer as a fully assembled PC board. The Steves sold Wozniak’s cherished scientific calculator and Jobs’ VW van for capital and got to work assembling prototypes in Jobs’ garage. Wozniak designed the hardware and most of the software. In the Letters section of Woz.org, he recalls doing “what Ed Roberts and Bill Gates and Paul Allen did and tons more, with no help.” Wozniak and Jobs sold the first 100 of the Apple I to a local dealer for $666.66 each.

Woz no longer works full time for Apple, focusing primarily on philanthropy instead. Most notable is his function as fairy godfather to the Los Gatos, Calif. School District. “Wozniak ‘adopted’ the Los Gatos School District, providing students and teachers with hands-on teaching and donations of state-of-the-art technology equipment.”

2.

Tim Berners-Lee is famed as the inventor of the World Wide Web, the system that we use to access sites, documents and files on the Internet. He has received numerous recognitions, most notably the Millennium Technology Prize.

While a student at Oxford University, Berners-Lee was caught hacking access with a friend and subsequently banned from University computers. w3.org reports, “Whilst [at Oxford], he built his first computer with a soldering iron, TTL gates, an M6800 processor and an old television.” Technological innovation seems to have run in his genes, as Berners-Lee’s parents were mathematicians who worked on the Manchester Mark1, one of the earliest electronic computers.

While working with CERN, a European nuclear research organization, Berners-Lee created a hypertext prototype system that helped researchers share and update information easily. He later realized that hypertext could be joined with the Internet. Berners-Lee recounts how he put them together: “I just had to take the hypertext idea and connect it to the TCP and DNS ideas and – ta-da! – the World Wide Web.”

Since his creation of the World Wide Web, Berners-Lee founded the World Wide Web Consortium at MIT. The W3C describes itself as “an international consortium where Member organizations, a full-time staff and the public work together to develop Web standards.” Berners-Lee’s World Wide Web idea, as well as standards from the W3C, is distributed freely with no patent or royalties due.

3.

Linus Torvalds fathered Linux, the very popular Unix-based operating system. He calls himself “an engineer,” and has said that his aspirations are simple, “I just want to have fun making the best damn operating system I can.”

Torvalds got his start in computers with a Commodore VIC-20, an 8-bit home computer. He then moved on to a Sinclair QL. Wikipedia reports that he modified the Sinclair “extensively, especially its operating system.” Specifically, Torvalds hacks included “an assembler and a text editor…as well as a few games.”

Torvalds created the Linux kernel in 1991, using the Minix operating system as inspiration. He started with a task switcher in Intel 80386 assembly and a terminal driver. After that, he put out a call for others to contribute code, which they did. Currently, only about 2 percent of the current Linux kernel is written by Torvalds himself. The success of this public invitation to contribute code for Linux is touted as one of the most prominent examples of free/open source software.

Currently, Torvalds serves as the Linux ringleader, coordinating the code that volunteer programmers contribute to the kernel. He has had an asteroid named after him and received honorary doctorates from Stockholm University and University of Helsinki. He was also featured in Time Magazine’s “60 Years of Heroes.”

4.

Richard Stallman‘s fame derives from the GNU Project, which he founded to develop a free operating system. For this, he’s known as the father of free software. His “Serious Bio” asserts, “Non-free software keeps users divided and helpless, forbidden to share it and unable to change it. A free operating system is essential for people to be able to use computers in freedom.”

Stallman, who prefers to be called rms, got his start hacking at MIT. He worked as a “staff hacker” on the Emacs project and others. He was a critic of restricted computer access in the lab. When a password system was installed, Stallman broke it down, resetting passwords to null strings, then sent users messages informing them of the removal of the password system.

Stallman’s crusade for free software started with a printer. At the MIT lab, he and other hackers were allowed to modify code on printers so that they sent convenient alert messages. However, a new printer came along – one that they were not allowed to modify. It was located away from the lab and the absence of the alerts presented an inconvenience. It was at this point that he was “convinced…of the ethical need to require free software.”

With this inspiration, he began work on GNU. Stallman wrote an essay, “The GNU Project,” in which he recalls choosing to work on an operating system because it’s a foundation, “the crucial software to use a computer.” At this time, the GNU/Linux version of the operating system uses the Linux kernel started by Torvalds. GNU is distributed under “copyleft,” a method that employs copyright law to allow users to use, modify, copy and distribute the software.

Stallman’s life continues to revolve around the promotion of free software. He works against movements like Digital Rights Management (or as he prefers, Digital Restrictions Management) through organizations like Free Software Foundation and League for Programming Freedom. He has received extensive recognition for his work, including awards, fellowships and four honorary doctorates.

5.
Tsutomu Shimomura reached fame in an unfortunate manner: he was hacked by Kevin Mitnick. Following this personal attack, he made it his cause to help the FBI capture him.

Shimomura’s work to catch Mitnick is commendable, but he is not without his own dark side. Author Bruce Sterling recalls: “He pulls out this AT&T cellphone, pulls it out of the shrinkwrap, finger-hacks it, and starts monitoring phone calls going up and down Capitol Hill while an FBI agent is standing at his shoulder, listening to him.”

Shimomura out-hacked Mitnick to bring him down. Shortly after finding out about the intrusion, he rallied a team and got to work finding Mitnick. Using Mitnick’s cell phone, they tracked him near Raleigh-Durham International Airport. The article, “SDSC Computer Experts Help FBI Capture Computer Terrorist” recounts how Shimomura pinpointed Mitnick’s location. Armed with a technician from the phone company, Shimomura “used a cellular frequency direction-finding antenna hooked up to a laptop to narrow the search to an apartment complex.” Mitnick was arrested shortly thereafter. Following the pursuit, Shimomura wrote a book about the incident with journalist John Markoff, which was later turned into a movie.





Telecom e il programma “DEV iPhone”

9 09 2009

Telecom invita tutti gli sviluppatori iPhone ad utilizzare il loro marchio per pubblicare applicazioni su AppStore.

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Se magari siete sviluppatori senza una software house alle spalle, o con pochi soldi da investire, Telecom offre a tutti la possibilità di pubblicare su AppStore le proprie applicazioni con il marchio dell’azienda.

Basta proporre l’applicazione, anche in versione beta, e questa verrà perfezionata dagli sviluppatori Telecom e, dopo aver aggiunto il brand, verrà inviata ad Apple per l’approvazione.

Sul sito non vengono fornite informazioni su come dividere gli eventuali guadagni, ma per avere maggiori informazioni vi rimando alla pagina ufficiale “DEV iPhone”.

Fonte:  iphoneitalia





The Pirate Bay: l’indistruttibile

8 09 2009

Le pressioni delle major convincono le autorità svedesi a ordinare il distacco di The Pirate Bay da Internet ad uno dei fornitori di servizio per la Baia tramite una decisione che da più parti viene interpretata come censura. The Pirate Bay torna online dopo poche ore ma questa volta insieme a centinaia di cloni che sono pronti a prendere il suo posto. Tutti questi eventi coincidono con un attacco a Internet non ancora chiarito e senza precedenti in Europa.

Le richieste di distacco di The Pirate Bay da Internet sulla base di favoreggiamento alla violazione del copyright a scopo di lucro sono state accolte dalle autorità svedesi che hanno ordinato al fornitore dei servizi di The Pirate Bay di disconnettere tutti i server dalla Rete.

Tali richieste, insieme a quelle per multe addizionali ai tre gestori di The Pirate Bay erano state ufficialmente avanzate il 27 luglio da Disney, Universal, Warner, Columbia, Sony, NBC e Paramount, sull’onda della parziale vittoria in primo grado di giudizio nella causa Warner et al. vs. The Pirate Bay (vittoria parziale in quanto gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di favoreggiamento alla violazione del copyright, non di violazione del copyright, accusa quest’ultima che era stata fatta cadere per evidente insostenibilità dagli stessi avvocati delle major) e condannati ad un anno di carcere e ad una multa totale di circa 4 milioni di dollari.

Inoltre, a seguito dell’indagine condotta dalla Swedish Enforcement Authority, sempre dietro richiesta delle major al fine di ottenere il pagamento della multa, è emerso ufficialmente che i quattro non possiedono nulla di The Pirate Bay, né che possiedono alcun bene sequestrabile.

Sotto la minaccia di una multa di circa 50.000 €, il fornitore Black Internet ha dato seguito alla richiesta di distacco. Quest’ultima è curiosamente arrivata a soli tre giorni dalla data in cui la Global Gaming Factory X avrebbe dovuto effettuare almeno la prima parte di pagamento dei circa 7 milioni di dollari (suddivisi in liquidi ed azioni) per l’acquisizione del dominio e del software di gestione del sito e curiosamente ha coinciso con una giornata in cui l’infrastruttura della Rete in Svezia è stata seriamente compromessa per cause ancora sconosciute.

The Pirate Bay, con il blog, i forum, i tracker torrent  (che coordinano, ma che tecnicamente non sono indispensabili né strettamente necessari,  lo scambio dei file presenti nei computer degli utilizzatori, non del sito) e i tanti blog degli utenti ospitati gratuitamente, che rappresentano un grande strumento di libertà di espressione e di informazione, è risultato nel giro di poche ore inaccessibile da tutto il mondo grazie al blocco di routing operato dal fornitore.

Il leader del PiratPartiet svedese, la quinta forza politica in assoluto e la terza forza politica giovanile del paese, Rickard Falkvinge, ha definito l’operazione come “assolutamente ridicola”, affermando che la “Corte si ritiene al di sopra della Costituzione” e ha sottolineato come la legge sul copyright sia ormai insostenibile e sia arrivata a compromettere la libertà di espressione.

Intorno alla metà di agosto l’intero database di The Pirate Bay era stato copiato, organizzato e distribuito tramite BitTorrent. Attualmente la distribuzione ha raggiunto migliaia di “completi”: ciò significa che in giro per il pianeta esistono attualmente migliaia e migliaia di copie identiche del nucleo essenziale di The Pirate Bay, facilmente interfacciabili, per esempio, con il World Wide Web. Su Sourceforge è comparso inoltre un archivio contente tutte le pagine html di TPB per rendere il compito ancora più agevole.

Molti amministratori hanno già valutato la possibilità di mettere gratuitamente a disposizione questo database libero, ed alcuni hanno già preparato interfacce perfettamente funzionanti utilizzabili da qualsiasi utente, esattamente come se si fosse sull’originale The Pirate Bay. Alcune di esse sono già operative, altre sono “dormienti” e secondo indiscrezioni non confermate potrebbero attivarsi in caso di bisogno.

In sostanza, se la popolazione mondiale dei file sharer, che secondo stime per difetto supera i 200 milioni di individui, dovesse sentirne il bisogno, cloni identici, o magari migliori, di The Pirate Bay sorgeranno a centinaia in decine e decine di paesi del mondo, simbolo di libertà e utile strumento per la circolazione della cultura, dell’arte, delle informazioni e delle idee.

The Pirate Bay è tornato online dopo poche ore, per poi tornare nuovamente offline prima a causa di un problema di routing causato da un errore di configurazione negli announce di Black Internet, poi per un problema tecnico piuttosto serio correlato alla fibra ottica.

The Pirate Bay ora è nuovamente online anche se a regime ridotto a causa di seri problemi tecnici che stanno coinvolgendo sia il nuovo fornitore di servizi (rottura fibra ottica) sia gran parte della rete in Svezia (durante la notte migliaia di siti svedesi sono rimasti irraggiungibili per cause tuttora non meglio specificate e nel momento in cui stiamo aggiornando il presente articolo la situazione non è affatto normale e Black Internet denuncia un esteso sabotaggio alla propria infrastruttura, coincidente con il distacco di The Pirate Bay, che avrebbe causato danni molto ingenti). I ragazzi di The Pirate Bay avevano pubblicato sulla home page una maglietta, che vedete qui sotto, che probabilmente sarà recapitata a coloro che hanno richiesto la disconnessione del sito da Internet.

La scritta sulla maglietta dice: “Ho impiegato mesi e speso milioni di dollari per far chiudere The Pirate Bay e tutto quello che otterrò è questa splendida maglietta!” In basso a destra “Con amore: The Pirate Bay”.

Concludiamo con un brano del grande Cory Doctorow, scritto all’indomani della sentenza di condanna ai ragazzi di The Pirate Bay:

“Ad ogni ulteriore attacco, l’industria dell’intrattenimento forza questi servizi verso architetture che sono più difficili da sorvegliare e da chiudere. E con ogni attacco, l’industria crea dei martiri che ispirano gli utenti verso un’opposizione ideologica contro l’industria dell’intrattenimento, trasformandoli in persone che attivamente disprezzano queste società e desiderano la loro rovina. [...]

Si tratta di una corsa per trasformare un simbionte relativamente benigno in un pericoloso batterio resistente agli antibiotici che si dedica alla loro distruzione.”

Paolo Brini
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Fonte:  scambioetico.org





Manda cartolina,arriva dopo 72 anni

4 09 2009

Francia, la destinataria è ormai morta

Ha scritto una cartolina alla sua amata e le poste francesi l’hanno recapitata dopo “soli” 72 anni. L’allora ragazzo J.A. Achiardi, l’11 agosto del 1937 scrisse all’amata Fernanda, parrucchiera apprendista. La destinataria è morta 40 anni fa, nel 1969, e la cartolina è stata recapitata lo scorso 25 agosto alla sorella di 94 anni. “L’unica spiegazione è che sia caduta dietro una cassa dello smistamento”, ha spiegato il direttore delle poste di Nizza.

Sulla cartolina c’erano solo poche parole, “Bon Souvenir”, con la firma. Olga Platini, la sorella 94enne della destinataria, se l’è ritrovata in mezzo alla posta recapitata a casa, proveniente dal centro di smistamento della città della Costa Azzurra.

Capita anche alle poste francesi, celebri per la loro efficienza, di consegnare una cartolina in ritardo. Di 72 anni.
Fonte Tgcom








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