Il microkernel più sicuro del mondo

30 09 2009

Ricercatori australiani sostengono di aver realizzato un progresso senza precedenti nel settore dei sistemi operativi: un kernel privo di bug. Lo hanno testato matematicamente

Roma – Non usano mezzi termini, i ricercatori della UNSW e del centro di ricerca NICTA, nel descrivere i risultati di un lavoro durato più di sei anni: seL4microkernel della famiglia L4realizzato come base ideale per utilizzi in cui la sicurezza sia la priorità assoluta, è il primo codice di basso livello certificato per essere esente al 100 per cento da bug ed errori di programmazione assortiti.
SeL4 è un microkernel di terza generazione che ha passato indenne i tanti e laboriosi test a cui lo hanno sottoposto i suoi sei autori: un risultato che vale come prova matematica del fatto che l’implementazione delle 7.500 linee di codice di cui è composto risulta consistente con le specifiche ed è assolutamente priva di vulnerabilità di sicurezza, punti morti o errori di buffer overflow da exploitare per condurre ogni genere di azione non autorizzata.
“Una regola empirica dice che un software ragionevolmente ingegnerizzato include 10 bug per mille linee di codice” spiega il professor Gernot Heiser del NICTA, “mentre con software di altissima qualità si può scendere magari a uno o a tre bug per mille linee di codice”. Con sistemi operativi e kernel complessi come lo sono quelli moderni, Windows o Linux che siano poco importa, una tale regola implica l’esistenza di parecchi bachi all’interno di codice vitale per l’intera piattaforma.

“Quello che abbiamo dimostrato – continua il professore – è che è possibile realizzare la parte più critica, e in un certo qual senso più pericolosa del sistema senza alcun errore e poi dimostrarne le qualità”. “Non penso sia un’esagerazione” aggiunge ancora Heiser “sostenere che questa ricerca apra davvero un mondo completamente nuovo in seno allo sviluppo di sistemi altamente affidabili, altamente sicuri e privi di rischi”.

Nell’attesa di verificare quello che avrà combinato Microsoft con il suo ancora misteriosoprogetto Midori (quantomeno dal punto di vista della verifica formale del codice), il nuovo microkernel australiano si candida come core ideale per ambiti applicativi a rischio zero quali macchinari medico-chirurgici, sistemi militari, cacciabombardieri e via elencando

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Oracle: nessuno “spin off” per MySQL

24 09 2009

Larry Ellison, CEO di Oracle, ha voluto chiarire che l’azienda non ha intenzione di effettuare uno “spin off” di MySQL in forza delle indagini che la Commissione Europea sta conducendo dopo l’accordo multimiliardario che ha portato all’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle.

L’intesa tra Oracle e Sun è stata già approvata dalle autorità statunitensi ed Ellison ritiene che la Commissione Europea possa esprimersi in modo analogo: “penso che una volta terminato il loro lavoro, giungeranno alle medesime conclusioni”, ha osservato il CEO del gigante californiano.

Secondo Ellison non vi sarebbe una reale competizione tra le soluzioni Oracle e MySQL dal momento che “sebbene siano entrambi database, si rivolgono a mercati differenti”. Sun starebbe perdendo 100 milioni di dollari al giorno e l’accordo sarebbe bene che, stando a quanto avrebbe dichiarato Ellison, fosse definitivamente concluso prima possibile.

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Linus attacca Linux

23 09 2009

Il creatore del pinguino si lamenta apertamente per le condizioni del suo kernel open source. Diventato grosso e intrattabile al di là delle sue aIl creatore del pinguino si lamenta apertamente per le condizioni del suo kernel open source. Diventato grosso e intrattabile al di là delle sue aspettative e possibilità di interventospettative e possibilità di intervento

Linus Torvalds è il creatore e attuale mantainer del kernel Linux, e se Linus Torvalds si esprime in termini non esattamente lusinghieri per la sua creatura c’è da ascoltare con attenzione. Interpellato durante il LinuxCon 2009, una delle più celebrate figure del movimento open source non usa mezzi termini definendo il kernel del pinguino “gonfio e grosso”, a un livello al di là di ogni possibile intervento correttivo.

Sebbene Linux non sia sempre in cima alle classifiche di preferenza, in qualche modo relegato alla parte di comprimario nel “retrobottega” della sfaccettata infrastruttura dell’IT moderno, in quanto a complessità e bachi (tappati?) pare non essere secondo ai ben più chiacchierati Windows e Mac OS X: secondo uno studio presentato alla convention della Linux Foundation a ogni nuova revisione le performance del pinguino calano del 2 per cento, con una riduzione complessiva del 12 per cento nelle ultime 10 release.

L’anno scorso sono state aggiunte 2,7 milioni di linee di codice, quasi 11mila se ne aggiungono ogni giorno e di queste i mantainer del kernel (Torvalds in primis) ne cancellano più di 5.600. Torvalds dice di essere “un po’ triste perché non siamo assolutamente il kernel piccolo e iper-efficiente che avevo immaginato quindici anni fa”. Linux è diventato gonfio come un pallone, continua Torvalds, con una “spaventosa” quantità di memoria occupata dalla cache delle istruzioni (icache), ma almeno si è sin qui dimostrato “piuttosto stabile” in termini di bug.

“Troviamo i bug con la stessa velocità con cui li implementiamo – rivela il coder – anche se continuiamo ad aggiungere codice”. In quanto allo stato-mongolfiera del Pinguino, dice Torvalds, nessuno al mondo può oramai farci niente: “Non dico che sia una situazione accettabile – sostiene – Accettabile ed evitabile sono due cose diverse. È inaccettabile ma è probabilmente anche inevitabile”.

La necessità, data oggi per scontata, di far girare i sistemi operativi basati su Linux su una quantità praticamente sterminata di dispositivi (dai supercomputer terafloppici agli smartphone di grido di Motorola) fa sì che il Pinguino risulti indigesto persino al suo creatore, sebbene il modello di sviluppo del sistema sia quantomeno migliorato dopo che Torvalds ha fatto la voce grossa con “molte persone” colpevoli di “fare le cose in modo da rendermi la vita più difficile”.

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Come rimuovere da Google il link al vostro profilo di Facebook

16 09 2009

Per rimuovere il link del vostro profilo di Facebook da Google dovete prima di tutto dalle impostazioni sulla Privacy di Facebook > Ricerca > togliere la spunta su “Inseriscimi nell’elenco di ricerca pubblico e rendimi disponibile per l’indicizzazione nei motori di ricerca”

Dopodichè andate alla pagina:
https://www.google.com/webmasters/tools/removals?pli=1 (è necessario un account Google attivo)

Cliccate sul bottone NEW REMOVAL REQUEST, cliccate poi su NEXT e, alla pagina successiva, selezionate la prima o

pzione e premete su Next.

Incollate nel primo campo la URL verde di Google che collega la vostra pagina su Facebook e cliccate su Submit Request.

A questo punto la richiesta è inoltrata ed entro un paio di giorni il link verrà rimosso.





Svizzera: Street View non ci piace

16 09 2009


Per i tutori della privacy Google sta oltrepassando il limite della legalità. BigG è convinta del contrario ed è pronta a dimostrarlo in tribunale

Roma – Street View non sarà il benvenuto in Svizzera fino a quando Google non aumenterà il livello di oscuramento di visi e targhe di automobili. Per il gigante di Mountain View si profilerebbe addirittura l’ipotesi di un contezioso in tribunale con il governo svizzero. Secondo quanto dichiarato da Hans-Peter Thür, il locale garante della privacy, BigG non farebbe abbastanza per nascondere all’occhio indiscreto delle sue Google Car i volti dei cittadini elvetici.

Il governo di Berna aveva chiesto già ad agosto una maggiore attenzione alla privacy.

Google dal canto suo sostiene di aver eseguito quanto richiesto e che Street View non violi le norme svizzere sulla protezione de

i dati personali: “Siamo profondamente delusi dalla decisione del governo svizzero – ha commentato un portavoce di BigG -

ma siamo convinti di agire nel rispetto della legalità, pertanto difenderemo la nostra posizione in tribunale qualora si dovesse rendere necessario”.

Non è la prima volta che la celebre feature di Google Maps viene messa sulla graticola.

InGermaniaGiapponeGreciaRegno Unito le auto targate Mountain View erano state fermate più volte dagli enti locali, al fine di verificare la legittimità del proprio operato.





I tempi per la migrazione da Windows Vista a “Seven”

16 09 2009

Chris Hernandez (Microsoft) ha pubblicato alcuni dati statistici sulle tempistiche relative alle procedure di aggiornamento da Windows Vista a Windows 7. Mentre un’installazione “da zero” di Windows 7, con riformattazione del disco fisso, può richiedere da 27 a 46 minuti, l’upgrade da Vista necessita di più tempo a seconda della configurazione hardware utilizzata e, soprattutto, delle applicazioni e dei dati memorizzati sul disco fisso.

Hernandez ha spiegato di aver condotto alcune prove usando tre differenti sistemi (uno con un hardware di basso profilo, un altro dotato di una configurazione hardware di livello medio, un terzo equipaggiato con un hardware di di profilo decisamente più elevato). Inoltre, l’aggiornamento è stato effettuato a partire da un sistema Vista appartenente ad un ipotetico “utente medio” (70 GB di dati tra i quali documenti, immagini e file multimediali; 20 applicazioni installate, 15 componenti opzionali installati in Windows), ad un “utente più esperto” (125 GB di dati; 40 applicazioni installate; 15 componenti opzionali) ed, infine, ad un utente ancora più assiduo (650 GB di dati; 40 applicazioni; 15 componenti opzionali).

In una circostanza (aggiornamento del sistema di un utente molto “assiduo”, utilizzando un personal computer di fascia media) l’upgrade da Windows Vista a “Seven” ha richiesto ben 20 ore per poter essere portato a completamento. Si tratta, come spiega Hernandez, di una situazione limite: purtuttavia, più dati e più applicazioni saranno presenti sul sistema da migrare a Windows 7, maggiore sarà il tempo necessario per condurre a termine l’operazione di aggiornamento. Nelle altre circostanze, comunque, un upgrade da Vista a Windows 7 potrebbe richiedere comunque qualche ora (i dati sono visionabili in questa pagina).





GUIDA: effettuare il jailbreak e lo sblocco su firmware 3.1 con PwnageTool (Mac)

16 09 2009

Con questa guida vediamo come effettuare il jailbreak, e il relativo unlock, del firmware 3.1 su iPhone 3G e iPhone 2G

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Ecco i passaggi da seguire:

1. Scaricate PwnageTool da questo link

2. Scaricate il firmware 3.1 relativo al vostro dispositivo da questo link

3. Assicuratevi di avere iTunes 9 (link)

4. Avviate PwnageTool 3.1.1

5. Selezionate il dispositivo che volete sbloccare e andate avanti

6. Nella parte superiore della finestra selezioniamo la modalità avanzata. Pwnage tool cercherà automaticamente il firmware da modificare. In caso non dovesse trovarlo, cliccate sul pulsante al centro della finestra e dategli il percorso al file .ipsw che vi abbiamo fatto scaricare precedentemente.
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7. Ora ci comparirà il menu di customizzazione

8. In Globali, se abbiamo iPhone 3G disabilitiamo la voce di attivazione del telefono (chi ha l’iPhone 3G deve disabilitare anche la voce “Attiva l’aggiornamento della baseband) . Con iPhone 2G invece dobbiamo abilitarla. Lasciamo tutto il resto invariato. Tornate indietro.
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9. iPhone 2G: andiamo in Bootneuter e attiviamo le voci “Neuter bootloader”, sblocca la baseband e “auto elimina bootneuter.app”. Tornate indietro

- Le altre voci servono ad inserire package in Cydia, a personalizzare il logo di accensione (consigliamo di disabilitare quelli attivati di default) e ad inserire package propri.

10. Cliccate su Crea e salviamo il custom firmware sullla scrivania. Dopo qualche secondo ci verrà chiesta la password di sistema, inseritela.

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11. Dopodiché comparirà una finestra che ci chiede se il nostro iPhone è stato sbloccato prima d’ora. Clicchiamo su NO

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12. Ora partirà la solita procedura per disporre il nostro iPhone in modalità DFU. Seguite le istruzioni: spegniamo il telefono, premiamo i tasti Home e Accensione per 10 secondi, lasciamo SOLO il tasto Accensione, continuando a premere il tasto Home per altri 10 secondi. Entreremo in modalità DFU

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13. Chiudiamo Pwnage Tool ed apriamo iTunes, ci comparirà una finestra che ci avvisa che il nostro iPhone è in modalità di recupero, clicchiamo su OK e in seguito tenendo premuto il tasto ALT sulla tastiera del Mac, clicchiamo sull’icona RIPRISTINO. Scegliamo il firmware che Pwnage Tool ci ha appena creato e che abbiamo salvato sulla scrivania. Se durante il processo di ripristino compaiono degli errori, scollegate e collegate il cavo USB.

14. Partirà la normale procedura di ripristino. Alla fine avrete il vostro iPhone jailbroken.

15. Chi ha un iPhone 3G straniero può installare e lanciare Ulstrasn0w per effettuare lo sblocco.

Fonte: iphoneitalia





La differenza tra web 1.0, web 2.0 e web 3.0 non tutti sanno che…

14 09 2009

Sempre più spesso si sente parlare di web 1.0 web 2.0 senza sapere esattamente di cosa si tratti e fondamentalmente che differenza ci sia tra i due.
Visto che ormai si parla già di web 3.0, è il caso di fare un pò di luce su questo argomento.

Esistono ormai molti post sui vari blog che raccontano tutta la storia su come si sia passati al web 2.0, sull’esplosione della bolla dot-com nel 2001 e le varie riflessioni se la rete fosse stata sopravvalutata o meno.

Ci limitiamo qui a tracciare le definizioni dei vari tipi di web, introducendo, per quel che se ne sà ancora, quelle che dovrebbero essere le caratteristiche del web 3.0.

Partiamo con le definizioni:
Web 1.0 Le informazioni sono pubblicate in maniera statica, immaginate come un vostro foglio di word con testo e immagini, portato su web.
L’utente arriva sulla pagina, legge e se ne va senza nessuna interazione.
Attualmente il 70% degli utenti è ancora abituato a questo tipo di navigazione.

Web 2.0 Il termine venne coniato da Tim O’Reilly alla prima conferenza sul web 2.0. Per la prima volta si iniziò a dare grande importanza all’usabilità e al modo di condividere i contenuti. Il webmaster non è che una parte del sito, che, nei casi più importanti, è composto da comunità di migliaia di utenti (si pensi a Wikipedia).

Web 3.0 Come ogni rivoluzione, si cerca ora, con il web 3.0, di raffinare l’enorme cambiamento che ha portato il web 2.0: Il web 3.0 infatti, non sarà altro che un evoluzione del suo predecessore.
Attualmente non è ancora tutto chiaro ma da quel che si legge sulla rete, ma possiamo immaginarci uno scenario in cui le informazioni in rete vanno sempre di più agglomerate verso un unico database, e consultate da più pagine web grazie a tecnologie tipo XML, WSDL e derivate.

Si parla altresì di intelligenze artificiali grazie ad algoritmi sempre più sofisticati che permetteranno un orientamento migliore in una rete sempre più affollata.

Infine il web 3.0 si muoverà verso il 3D, con una rete non più fatta di pagine, ma di veri e propri spazi in cui “muoverci” per trovare quello che cerchiamo. (in questo l’esperienza di second life credo sia stata determinante).

Per finire ecco qualche esempio:

WEB 1.0 WEB 2.0
DoubleClick Google AdSense
Ofoto Flickr
Britannica Online Wikipedia
Siti personali Blogging
Screen scraping Web services
Pubblicazione Partecipazione
Sistemi di gestione dei contenuti Wikis

Come si può vedere ho evidenziato le due voci “pubblicazione” e “partecipazione” perchè fondamentalmente è questa la differenza sostanziale.
Mentre nel Web 1.0 è il webmaster il solo interlocutore con i suoi utenti, nel Web 2.0 sono il webmaster e gli utenti a comunicare.

fonte: claudiocorti.com





Ruota panoramica al parco sempione

14 09 2009

Una ruota panoramica per osserrvare la città dall’alto. Sarà la nuova attrazione del Parco Sempione, pronta come un regalo di Natale alla città entro la fine dell’anno. L’appalto per la sua costruzione è stato vinto dalla svizzero-olandese Ronald Bussink. La ruota sarà alta 53 metri, avrà 42 cabine da 8 posti e costerà circa 7 milioni di euro. Sarà del tutto simile a quella che la stessa azienda ha realizzato a Parigi in Place de la Concorde e a gestirla per nove anni sarà Fulvio Pelucchi con la sua Wonder Whell, il primo a proporre l’idea al Comune di Milano. Quella del  Sempione sarà la struttura non ancorata più grande mai realizzata in Italia.

Inoltre in memoria di un grande uomo,  verrà probabilmente dedicata a Mike Bongiorno

fonte: repubblica.it





Monitorare il pc quando si è assenti

14 09 2009

Logo

Windows Activity Monitor è una utile applicazione open source con la quale possiamo tenere sotto controllo il nostro sistema Windows.
Si tratta di un programma che lavora in background e si occupa di monitorare tutte le operazioni, sia dirette (apertura applicazioni, finestre…) che indirette (traffico in entrata e uscita dalle porte).
Se vi capita di dover lasciare il pc acceso e dovete assentarvi, oppure se siete “malignetti” e non vi fidate del prossimo e volete scoprire cosa è venuto a “sbirciare” l’ignaro visitatore, questo è il programma adatto.
Sviluppato in lingua inglese (ma questo ormai stà diventando il problema minore), in qualsiasi momento può essere avviato e al vostro ritorno vi fornirà un report dettagliato delle attività “illecite”.
Chiaramente, come detto all’inizio, solo per Windows.

Segnalazione: parola di gancio








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